Cosa significa dpi, la sigla di cui si sente molto parlare ai giorni d’oggi, soprattutto in ambito di sicurezza del lavoro?

La dicitura sta per Dispositivi di Protezione Individuale e, secondo l’articolo 40 del Decreto Legislativo 626/94, con DPI si intendono tutte quelle attrezzature, indumenti e accessori che proteggono l’individuo dal rischio di infortuni sul luogo di lavoro.

Cosa sono i DPI?

I dispositivi di sicurezza individuale sono altamente specifici per la loro funzione di protezione e si utilizzano in tutte quelle situazioni in cui la prevenzione non limita in maniera sufficiente i rischi sul lavoro: ogni altro tipo di indumento, di divisa o di accessorio riconoscibile alla professione non può essere considerato un DPI.

Sicurezza Lavoro Roma è il team specializzato sul settore protezione sul lavoro, pronto a qualsiasi consulenza riguardo non solo i DPI ma tutte le misure cautelari per la propria professione.

Quali sono i requisiti fondamentali per un DPI?

Dpi cosa sono, ed esistono delle caratteristiche che distinguono un dispositivo di protezione individuale da un normale accessorio?

Prima di tutto deve essere provvisto dell’apposito marchio CE e deve essere a norma secondo le leggi in corso, certificato e approvato dalla Comunità Europea.

I dispositivi di sicurezza devono essere ergonomici e assicurare non solo la completa sicurezza sul lavoro ma anche il comfort dell’individuo e il suo benessere generale. Deve, inoltre, essere adeguato alla funzione per cui è stato concepito e idoneo al rischio che deve prevenire.

Infine, un dispositivo di protezione individuale che si rispetti deve essere di facile comprensione e fruibilità, con istruzioni chiare e leggibili, dotato di spiegazioni in lingua italiana o comunque accessibili al lavoratore.
Nello specifico, i cosiddetti DPI devono soddisfare questi requisiti precisi, suddivisi in categorie:

  • Requisiti informativi – devono essere specificati la tipologia di protezione fornita, i limiti d’uso dell’accessorio e tutte le istruzioni necessarie per la sua pulizia e una corretta manutenzione. Inoltre è indispensabile essere a conoscenza della data di scadenza del dispositivo di protezione;
  • Requisiti di sicurezza – il DPI deve essere prima di tutto efficiente dal punto di vista protettivo, solido ed innocuo, resistente ed esente da eventuali rischi legati al suo stesso utilizzo. Sul DPI devono essere specificati la durata della protezione e la scadenza del dispositivo;
  • Requisiti di comfort e benessere – il DPI deve essere leggero, ergonomico, facile e veloce da indossare per qualsiasi evenienza ed emergenza. Deve inoltre essere di facile trasporto e deve assicurare un comfort termico per tutte le stagioni.
  • Requisiti economici – deve essere specificato il suo costo unitario in base a prevedibili durate e scadenze.
  • Requisiti di prestazione – il DPI deve assolutamente ridurre ogni tipo di disagio e di difficoltà, quindi deve associare la funzione di protezione con una facile fruibilità in cui si assicura una completa libertà di movimento e si limitano al massimo gli impedimenti. Il DPI deve essere pratico e facile da utilizzare e compatibile con altri accessori DPI per un uso contemporaneo e ancora più efficiente.

Le categorie e i modelli più conosciuti di DPI

I dpi dispositivi di protezione individuale individuale sono suddivisi in tre categorie:

  • DPI di 1° categoria
    : si tratta di quei dispositivi che proteggono da danni di modesta entità, come urti e contatti con corpi caldi inferiori ai 50° C, oppure vibrazioni e radiazioni che non colpiscono direttamente gli organi vitali;
  • DPI di 2° categoria
    : raggruppa tutti quei dispositivi che non rientrano nè nella prima che nella seconda;
  • DPI di 3° categoria
    : si tratta di quei dispositivi di sicurezza che proteggono da danni gravi e di entità mortale come ustioni, cadute, radiazioni che colpiscono direttamente l’organismo. Fanno parte di questo insieme tutte le visiere, i caschi e le protezioni da rischi elettrici, gli apparecchi respiratori con filtro, i DPI che proteggono dalle cadute e dalle bruciature di alta entità.

Dispositivi di protezione individuale più usati:

  • l’elmetto: protegge da urti e cadute di materiali dall’alto, è resistente, realizzato in materiale termoplastico, rinforzato o metallico.
  • la cuffia per capelli: viene utilizzata non solo per motivi igienici ma anche per impedire che i capelli rimangano incastrati in particolari ingranaggi, che brucino o che si sporchino a contatto con le polveri;
  • protezioni per mani e braccia: come i guanti che devono avere caratteristiche anti infiammabili, anti tossiche e salvaguardare gli arti e la pelle non solo da urti, bruciature, tagli e contusioni, ma anche dal contatto con sostanze nocive.
  • scarpe antinfortunistiche;
  • protezioni del viso: come tappi contro l’inquinamento sonoro, visiere, occhiali per saldatori, respiratori con filtro che fanno da barriera alle sostanze tossiche.

Per info e prezzi dei dispositivi di protezione individuali DPI chiamateci senza impegno o inviateci un messaggio scritto.

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DUVRI: cos é?

Nell’ambito della Sicurezza sul Lavoro, la redazione DUVRI, acronimo di “Documento di valutazione dei rischi da interferenza“, è un obbligo sancito dall’articolo 26 del D.LGs 81 del 2008 e relativo agli appalti che comprendono servizi e forniture quando una impresa svolge dei lavori di manutenzione nell’area del committente.

Il DUVRI, come tutti i documenti che riguardano la sicurezza sul lavoro, non è un documento “statico”, ma deve essere aggiornato quando il committente o la ditta appaltatrice individuino durante l’esecuzione delle opere di nuovi rischi da interferenza. Essendo un documento da allegare obbligatoriamente al contratto di appalto, ad ogni sua variazione deve essere effettuata una nuova consegna.

Chi deve redigere il duvri?

L’elaborazione di questo documento è responsabilità dell’azienda committente, sia nel caso si tratti di un privato che di una azienda pubblica. Una volta elaborato, il DUVRI deve essere consegnato alla ditta appaltatrice che è tenuta ad analizzare il suo contenuto e prendere visione dei rischi che sono segnalati, oltre che restituirlo all’azienda committente con il proprio visto di accettazione. In questo modo il committente ottempera a quanto richiesto dall’art. 26, fornendo anche l’elenco delle misure adottate in seguito alla valutazione stessa. L’elaborazione del DUVRI non è richiesta quando sia presente il Piano di sicurezza e coordinamento. 

Duvri quando serve? Finalità del DUVRI

In accordo al D.LGs 81, le finalità del DUVRI sono quelle di valutare attentamente i rischi che possono presentarsi sul cantiere a causa di interferenze reciproche delle attività che si svolgono contemporaneamente, tra le quali si segnalano la presenza di un rischio chimico, di carichi sospesi, di formazione di scintille, di intralcio delle vie di fuga segnalate, o di uso di sostanze pericolose. Oltre a questo nel DUVRI devono essere indicate le misure che si devono adottare per eliminare questi rischi, o per ridurli al minimo quando non sia possibile l’eliminazione totale. Il documento serve per verificare che tutti i lavoratori che operano all’interno del cantiere siano in possesso di adeguati requisiti tecnici per operare, che siano informati e formati e che ognuno sia in regola con l’INAIL per quanto riguarda la copertura assicurativa. Il DUVRI serve infine per individuare i costi relativi alla sicurezza.

Duvri sicurezza: definizione di rischi da interferenza

rischi da interferenza sono quelli che si presentano sia per l’integrità fisica che per la salute dei lavoratori quando una azienda appaltatrice interviene, ad esempio per una manutenzione, nell’unità produttiva del committente, oppure quando si è in presenza di più ditte appaltatici operanti nella stessa area. Un altro esempio di rischi da interferenza è quello che consegue da modalità particolari di esecuzione di una operazione lavorativa in accordo ad una esplicita richiesta del committente. Non rientrano invece nella categoria dei rischi da interferenza quelli specifici dell’attività propria dell’appaltatore o del committente.

Esempio pratico di DUVRI

Prendiamo in esame il caso di una azienda impiantistica chiamata a svolgere un lavoro di montaggio di un impianto di condizionamento aria situato negli uffici dell’azienda committente che si occupa di edilizia.

DUVRI-Documento-unico-di-valutazione-dei-rischi-da-interferenze

Il datore di lavoro della committente in questo caso redige il DUVRI, analizzando prima di tutto le attività da svolgere e descrivendole nel documento. Successivamente si passa all’analisi di tutti gli elementi che sono compresi nell’attività, individuando prima le varie fasi lavorative e poi quali sono le attrezzature che l’azienda impiantistica utilizzerà in ogni fase, ed i preparati e le sostanze che verranno usati.

Per far questo si avvale della collaborazione della ditta appaltatrice. La lista delle attività, in modo esemplificativo potrebbe essere composta dalla posa in opera delle canalizzazioni e del condizionatore, e dalle opere murarie necessarie per la preparazione delle tracce e la loro chiusura dopo la posa in opera. Per quanto riguarda invece le attrezzature da utilizzare si tratta di attrezzi manuali, ma anche di attrezzature elettriche come il trapano, di scale e ponteggi mobili ed eventualmente di un martello demolitore.

L’elenco delle sostanze comprende la malta cementizia e vernici per il ripristino delle pareti. Una volta esaurita questa fase si elencano i rischi dovuti all’attività e potrebbero essere “trasferiti” al personale della committente presente nel luogo di lavoro; questi potrebbero riguardare sia quelli elettrici, che quelli dovuti al rumore, alle polveri od alle vibrazioni, quelli dovuti agli urti od alla caduta di materiale da livelli superiori al piano di lavoro. Il passo successivo è quello dell’individuazione dei rischi “propri”, cioè quelli dovuti all’ambiente nel quale si eseguono i lavori e che possono essere “trasferiti” ai lavoratori dell’azienda appaltatrice.

Una volta terminata questa analisi si adottano le misure necessarie per la prevenzione e protezione in modo da ridurre al minimo i “rischi da interferenze”. Per questa specifica attività si possono ipotizzare la delimitazione di apposite aree, la chiusura di alcuni percorsi interni all’edificio, oppure la programmazione dei lavori in orario diverso da quello dell’attività propria della committente. L’ultimo passaggio riguarda l’analisi dei “costi per la sicurezza“, attività per attività, con suddivisione tra materiali, attrezzature ed installazione.

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La fonometria è una disciplina scientifica che studia la misurazione dell’intensità sonora. Più nello specifico la fonometria si occupa delle sorgenti, dell’intensità, della diffusione, della captazione e delle conseguenze dei suoni attraverso molteplici attività al fine di eseguire una perizia fonometrica.

Per ciò che riguarda l’analisi impatto acustico si sottolinea che si tratta di un insieme di valutazioni, di norma previsionali, sull’impatto acustico di determinate attività, interventi o macchinari per tutelare la salute della popolazione esposta ai rumori più disparati a casa, a scuola, in ospedale o a lavoro e pianificare le soluzioni più adatte al caso considerato.

In merito a tali tematiche ecco alcuni approfondimenti sulle rilevazioni fonometriche ed analisi impatto acustico.

Che cosa sono le rilevazioni fonometriche?

Le rilevazioni fonometriche sono delle misurazioni strumentali realizzate per quantificare precisamente il grado di rumore al quale in media sono esposti i lavoratori che utilizzano le loro attrezzature da lavoro connesse alla propria mansione. In particolare tali rilevamenti si fanno attraverso apparecchiature di ultima generazione come calibratori, fonometri, microfoni e preamplificatori. A questo proposito la perizia fonometrica per gli enti pubblici, le aziende private, i liberi professionisti e i cittadini privati devono essere effettuate da tecnici specializzati in acustica per proteggere al meglio la sicurezza e la salute delle persone dall’esposizione al rumore e alle vibrazioni meccaniche.

In merito a tali tecnici specializzati in acustica si evidenzia che oltre ad eseguire le rilevazioni fonometriche e vibrazionali devono anche redigere la relativa relazione tecnica, valutare i requisiti acustici passivi nella sfera edilizia ed effettuare le bonifiche acustiche più appropriate. Più nello specifico i tecnici devono:

  • stimare il grado, la tipologia e la durata dell’esposizione al rumore;
  • giudicare i dispositivi a protezione dell’udito;
  • controllare ciascuna postazione di lavoro;
  • calcolare il rischio di un’elevata esposizione al rumore;
  • indicare delle soluzioni, ad esempio le bonifiche acustiche o la riduzione della soglia del rumore.

Che cos’è l’analisi impatto acustico?

L’analisi impatto acustico viene eseguita per proteggere la salute dei cittadini esposti ad ogni genere di attività sonora, sia in ambito lavorativo sia nella sfera privata, e per dimostrare che l’attività controllata non disturberà il vicinato, in particolare attraverso la redazione di una relazione tecnica.

perizia fonometrica

 Al riguardo la Legge quadro sull’inquinamento acustico evidenzia che tutte le accortezze tecniche per diminuire le emissioni sonore entro i limiti previsti dalla legge vengano stabilite preventivamente così da ridurre i possibili costi da affrontare per abbassare le emissioni acustiche durante i periodi post-intervento.

Pertanto è opportuno parlare di analisi previsionale d’impatto acustico e di analisi impatto acustico applicata a situazione esistente.

In particolare l’analisi previsionale impatto acustico consiste nel prevedere attraverso dei calcoli le conseguenze ambientali derivanti dall’effettuazione di particolari interventi sul territorio, ad esempio le opere stradali e le attività industriali, mentre l’analisi impatto acustico applicata a situazione esistente comporta essenzialmente delle misurazioni strumentali. Più nello specifico dei tecnici specializzati in acustica dovranno:

  • eseguire delle rilevazioni fonometriche per la zonizzazione acustica;
  • esaminare le fonti sonore;
  • studiare la possibilità di realizzare e di perfezionare le bonifiche acustiche.

Per terminare si deve porre l’accento sul fatto che le misurazioni del rumore prodotto dai vari macchinari e apparecchi presenti nelle aziende devono essere eseguite nel rispetto degli standard UNI EN ISO vigenti, inoltre anche il connesso e dettagliato report tecnico deve essere redatto nel rispetto degli standard correnti.

Quali sono i servizi offerti da Sicurezza Lavoro?

Sicurezza Lavoro offre diversi servizi di consulenza sicurezza sul lavoro e assistenza sanitaria per le aziende presenti sul territorio di Roma e provincia in modo tale che le imprese possano organizzarsi nel rispetto delle norme vigenti (TESTO UNICO SICUREZZA). In particolare fra i tanti sevizi di consulenza offerti da Sicurezza Lavoro troverai: DVR, sicurezza cantieri, medicina del lavoro, visite mediche dipendenti, corso HACCP, corso PES/PAV/PEI, corsi carrellisti, POS e corsi sicurezza lavoro, antinfortunistica e aggiornamento sicurezza.

Come se non bastasse Sicurezza Lavoro propone anche il corso RSPP, il corso RLS, il corso primo soccorso e il corso antincendio. Infine per qualsiasi contatto con i tecnici di Sicurezza Lavoro puoi telefonare al numero 0761 508530 o scrivere all’indirizzo e-mail [email protected].

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La figura del coordinatore della sicurezza nei cantieri, temporanei o mobili, è scelto dal responsabile dei lavori. Esso permette di coordinare le imprese scelte per effettuare i lavori, in modo tale da diminuire i rischi sul lavoro. Questo coordinatore è fondamentale per eseguire correttamente i lavori, infatti i suoi compiti sono importantissimi a partire dalla fase di progettazione, fino a quella esecutiva. Il Testo Unico per la Sicurezza, cioè il Decreto Legislativo 81/2008, prevede che il coordinatore della sicurezza abbia due ruoli:

  1. in fase di progettazione: in questo caso viene chiamato coordinatore della sicurezza in fase di progettazione (CSP);
  2. in fase di esecuzione: in questo caso viene definito coordinatore della sicurezza in fase di esecuzione (CSE).

Questi due ruoli sono differenti tra loro e possono essere eseguiti dalla stessa persona, oppure da due diversi esperti.

Differenza tra CSP e CSE

CSP e CSE sono due figure diverse, come indicato specificatamente dagli articoli 91 e 92 del Decreto Legislativo 81/2008, le differenze sono:

– il CSP scrive il Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC), cioè il documento che serve a regolare la sicurezza nel cantiere; il Fascicolo con tutte le caratteristiche del progetto, che include i piani per la prevenzione e la protezione dai rischi che potrebbero mettere in pericolo i lavoratori

– il CSE controlla se il PSC viene eseguito correttamente da tutti i dipendenti per l’intera durata dei lavori, coordinando e controllando che tutte le procedure di lavoro vengano applicate correttamente.

Compiti del CSE

Il Testo Unico per la Sicurezza, precisamente l’articolo 92 del D.Lgs 81/2008, regole esattamente tutte le mansioni di cui si deve occupare il coordinatore della sicurezza in fase di esecuzione. Nello specifico i suoi compiti sono:

– controllare se le imprese e i lavoratori autonomi rispettino il regolamento contenuto nel piano di sicurezza e di coordinamento (PSC), quando previsto e se vengono applicate le corrette procedure di lavoro;

– verificare la validità del piano operativo di sicurezza (POS), controllando che sia coerente in tutte le sue parti con il PSC;

– allineare PSC e il fascicolo con i dettagli dei lavori, in modo tale da valutare le proposte dell’impresa che effettua i lavori per migliorare la sicurezza nel cantiere;

– controllare se le imprese scelte per i lavori rispettino i propri POS;

coordinare e far cooperare datori di lavoro e lavoratori autonomi, fornendo una giusta e reciproca informazione;

– verificare che siano rispettati gli accordi tra le parti sociali, in modo tale da coordinare al meglio i rappresentanti della sicurezza e fornire una migliore sicurezza nel cantiere;

– segnalare al responsabile dei lavori, mediante una contestazione scritta diretta all’azienda che si occupa dei lavori e ai lavoratori autonomi, la noncuranza delle disposizioni del Testo Unico sulla Sicurezza e del PSC;

– proporre di sospendere i lavori, allontanare le imprese o i lavoratori autonomi se lo ritiene prettamente necessario. Se dopo la segnalazione i problemi persistono, senza nessuna motivazione al riguardo, il CSE deve comunicare l’inottemperanza all’ASL e alla Direzione Provinciale del Lavoro;

– l’ultimo obbligo è molto importante, in quanto permette al CSE di potere o dovere prendere provvedimenti sulle singole situazioni pericolose, di conseguenza il CSE deve controllare regolarmente il cantiere in modo tale da assicurarsi che non ci siano lavorazioni pericolose e nel caso ci fossero, intervenire.

Quando serve nominare il CSE

coordinatore sicurezza foto

In quei cantieri in cui sono presenti più aziende addette ai lavori, il responsabile dello stesso deve scegliere il coordinatore della sicurezza in fase di esecuzione, prima che vengano affidati i lavori alla ditta, come indicato nel D.Lgs 81/2008 articolo 90.
Quando invece i lavori spettano inizialmente ad un’unica azienda e in seguito si aggiungono altre imprese a far parte dei lavori, è obbligatorio nominare il coordinatore della sicurezza in fase di esecuzione, come stabilito dal D.Lgs 81/2008 articolo 90 comma 5.

Compiti del CSP

Il coordinatore sicurezza in fase di progettazione esegue il proprio lavoro dal momento in cui gli viene affidato l’incarico, fino a quando vengono effettuate le offerte per il cantiere. In questo periodo il CSP si deve occupare di scrivere il Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC) e il Fascicolo, organizzandosi insieme al progettista su come progettare e scegliere le architetture per realizzare l’opera. Il CSP è anche soggetto a responsabilità penali, esse sono basate sulla prevedibilità dell’incidente che potrebbe causare l’infortunio del lavoratore, valutando una volta successo il fatto se si poteva prevedere lo stesso durante la progettazione e se è stato inserito e accuratamente affrontato nel documento. Il progetto e il piano di sicurezza e coordinamento, devono svilupparsi insieme, adeguandosi uno con l’altro in modo tale da condividere le richieste del mandante dei lavori alla realizzazione, rispettando la sicurezza e la salute dei lavoratori del cantiere.

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I cantieri sono i luoghi di lavoro nei quali si verificano il maggior numero di incidenti e infortuni, per il tipo di lavoro svolto e l’attrezzatura utilizzata dei lavoratori. Inoltre i cantieri sono per natura luoghi di lavoro mobili, non presentano quindi le medesime caratteristiche dei luoghi di lavoro stabili, come un’azienda o una fabbrica. Queste caratteristiche rendono il settore della sicurezza cantieri temporanei o mobili ancora più fondamentale.

Sicurezza nei cantieri edili: la normativa

Per ridurre il rischio lavorativo è stato redatto il Testo unico sulla sicurezza, con d.lgs. 81/08, Qui troviamo indicazioni e norme che hanno lo scopo di aumentare la sicurezza nei cantieri di costruzione.

Il d.lgs 81/08 indica ruoli e responsabilità di tutte le figure professionali presenti nel cantieri in particolare, il datore di lavoro o committente deve produrre il Documento di valutazione dei Rischi, il DVR.

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Documento Valutazione rischi e applicazione nei cantieri edili

Il DVR per la sicurezza cantieri deve contenere:

  1. la valutazione dei rischi
  2. le misure di prevenzione
  3. la pianificazione dettagliata sulle misure da prendere per aumentare il livello di sicurezza.

In un luogo di costruzione edile, i rischi maggiori sono legati all’ambiente lavorativo quindi si pensi al contatto con linee elettriche aeree o sotterranee, polveri, rumore, rischio di incendi, cadute da ponteggi o cadute di oggetti dall’alto.

Oltre a questo esistono i rischi di lavorazioni specifiche quindi degli impianti e dell’attrezzatura, rischio di esplosione, materiale tossico e agenti chimici inquinanti.

Il testo Unico sulla sicurezza indica le figure professionali che dovranno garantire l’organizzazione, la progettazione e l’esecuzione delle misure di protezione e sicurezza sul lavoro. Tra questi troviamo il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Sicurezza, RSPP e il coordinatore della sicurezza in cantiere a cui spetta di redigere il Piano Operativo di Sicurezza che è un documento relativo alla sicurezza specifica dei cantieri di costruzione.

I nostri servizi per la sicurezza cantieri mobili e temporanei

La nostra azienda offre assistenza tecnica professionale ed esperta sulla redazione di tutti i documenti legati alla sicurezza e supporto alle figure lavorative preposte alle sicurezza durante tutte le fasi di realizzazione dei documenti.

Sicurezza nei cantieri temporanei e mobili: la formazione professionale

Le figure deputate alla sicurezza nei cantieri sono varie con documenti da produrre per essere in regola con la normativa vigente. Vista la particolare natura dell’attività lavorativa in cantiere, esposta maggiormente a rischi di infortuni e incidenti sul lavoro.

I nostri servizi comprendono quindi l’organizzazione e l’erogazione di una serie di corsi e attività formative a sostegno.

Ultimamente infatti le occasioni di formazione in ambito di sicurezza edile sono sempre più numerose. Convegni, seminari, corsi di aggiornamento per garantire la diffusione della cultura di sicurezza nell’edilizia e la corretta preparazione professionale degli operatori.

Tra i corsi sulla sicurezza che la nostra azienda propone troviamo il corso primo ingresso in cantiere. Un corso obbligatorio per legge per tutti i lavoratori che entrano per la prima volta in un cantiere edile. Tra gli argomenti trattati verranno approfonditi i diritti e dovere degli operatori, i concetti fondamentali di rischio e prevenzione e loro applicazione pratica, la gestione delle emergenze, come prendersi cura della propria salute e sicurezza, e una parte specifica sulle attrezzature, le caratteristiche, i rischi connessi e le misure di prevenzione.

La legge infatti non solo responsabilizza il datore di lavoro, ma anche tutti i dipendenti coinvolti a prendersi cura del proprio benessere ed evitare di esporsi ad inutili rischi.

Corso Pi. M. U. S. (Piano di Montaggio, Uso e Smontaggio dei ponteggi).

Il Pimus è un documento tecnico che contiene una serie di misure e indicazioni su come utilizzare correttamente i ponteggi a protezione dei lavoratori. E’ obbligatorio ed è stato introdotto dal Testo Unico per la Sicurezza, si tratta di un documento estremamente importante che deve essere redatto in conformità con la normativa vigente. In particolare il PIMUS si occupa del lavoro svolto ad alta quota e deve stabilire le misure di sicurezza e prevenzione con progetti particolareggiati e specifici a garanzia della sicurezza sul lavoro.

Affidandoti alla nostra azienda specializzata in sicurezza nei cantieri temporanei e mobili su Roma, riceverai un supporto a 360 gradi serie e professionale sulla sicurezza del lavoro. In questo modo potrai garantirti formazione del personale, eliminare i rischi legati agli infortuni sul luogo di lavoro e concentrarti sull’attività da svolgere.

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Che cos’è il rischio biologico

Il rischio biologico è una realtà poco conosciuta nelle diverse situazioni lavorative e questo rende impossibile una corretta prevenzione. uno specifico corso è necessario per rendere noti i rischi, prevenire le malattie e saper affrontare le situazioni di emergenza. Ma prima di tutto cerchiamo di chiarire il concetto di rischio biologico.

Agente biologico

La definizione di agente biologico come descritto nell’art. 267 comma A del Decreto legislativo 81/08, appare generica e classifica come tale “qualsiasi microorganismo, anche se geneticamente modificato, coltura cellulare ed endoparassita umano che potrebbe provocare infezioni, allergie o intossicazioni“.

rischio biologico valutazione

In tale definizione è quindi compreso ogni organismo, cellulare o no, che si possa riprodurre o possa effettuare un trasferimento di materiale genetico, ci si riferisce quindi a batteri, virus, funghi e le tossine ad essi correlati; elementi biologici esistenti in qualsiasi ambiente, sia esso un luogo di lavoro o altro sito.

Valutazione del rischio biologico

Vi sono comunque organismi biologici con un grado differente di patogenicità e virulenza, molto dipende dall’ambiente in cui si sviluppano e dalle vie per cui si trasmettono.

Per classificare i microorganismi in modo da riconoscere i più pericolosi ci si avvale di alcune loro caratteristiche come l’alta viralità quindi con una forte possibilità di trasmissibilità, l’elevato potere patogeno, cioè la capacità di provocare l’insorgere della malattia al contatto con l’organismo ospite.

rischio biologico laboratorio

La corretta valutazione del Rischio biologico si rende di fondamentale importanza proprio per la gravità delle situazioni che potrebbero venire a crearsi in presenza di microorganismi patologici. Conoscere e comprendere quale tipologia di batterio è presente e quale sia il suo grado di virulenza patogena, mette in condizione di vantaggio chi opera in quel determinato luogo e gli permette di mettere in atto tutte le procedure che consentono la prevenzione e la protezione della propria salute.

Prevenzione del rischio biologico

Le aziende che sono sottoposte a rischio biologico si distinguono in due categorie:

  • Le aziende che adoperano per lo svolgimento del proprio lavoro, organismi biologici, come per esempio possono essere i laboratori di ricerca biotecnologica, i laboratori di analisi biochimiche, le aziende che operano in campo farmaceutico, quelle che si occupano del settore agro-alimentare o le imprese che trattano i rifiuti;
  • Le aziende che operano direttamente con agenti biologici ma che in possono avere un contatto con microorganismi patogeni per vie secondarie. Tra queste vi sono le Aziende ospedaliere, aziende che operano nel settore della zootecnica, aziende alimentari e tutte quelle imprese o situazioni lavorative in cui è presente un forte contatto interpersonale con numerosi individui.
    La via principale di trasmissione di un agente patogeno è infatti l’individuo portatore che trasmette ad un altro individuo sano i batteri virulenti che daranno il via alla malattia vera e propria. La carica batterica può essere trasferita ancora prima che la malattia si sia manifestata, in quanto vi è un periodo di incubazione in cui non si ha la percezione dell’infezione ma si può trasmettere l’agente patogeno ad altre persone. I luoghi in cui vi è una notevole presenza di agenti patogeni sono i luoghi pubblici come centri commerciali, aeroporti, locali pubblici ed ogni luogo in cui vi sia una grande frequentazione di persone. In ognuno di questi luoghi è indispensabile introdurre una procedura di prevenzione per proteggere le persone che frequentano o lavorano in loco.

Formazione del personale

Per quanto riguarda la prevenzione è necessario che si programmi una formazione specifica per il personale che potrebbe venire a contatto con gli agenti patogeni. È fondamentale che siano sempre a conoscenza dei potenziali pericoli di infezione sia diretta che indiretta. Una profilassi ottimale tiene conto della possibilità di somministrare vaccini nei casi in cui sia necessario e dell’utilizzo di appositi dispositivi in grado creare una protezione collettiva o individuale a seconda degli specifici casi.

Per le aziende che presentano un rischio biologico c’è l’obbligo di programmare una sorveglianza sanitaria con un monitoraggio biologico periodico. Tali controlli devono essere stabiliti dal Medico di competenza e dal datore di lavoro che si baserà sull’ambiente di lavoro, sui rischi che si possono verificare in quello specifico ambiente e sui vari fattori che possono contribuire all’esposizione del rischio di ogni lavoratore al quale devono essere comunicati tali rischi e i metodi di prevenzione. Per effettuare un tale processo di collaborazione tra i vari ruoli presenti in un’azienda è necessario che vengano effettuati appositi corsi di formazione sul rischio biologico.

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L’8 febbraio 2018 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il D.Lgs. 231/2017, entrato in vigore il 9 maggio 2018, inerente alle procedure di etichettatura degli alimenti nonché all’obbligo da parte degli esercenti del settore alimentare di indicare eventuali allergeni presenti. La legge prevede una serie di disposizioni in materia di etichettatura degli alimenti relative al Reg. UE n. 1169/2011.

Quali sono gli allergeni da indicare sulla tabella

Ci sono alcune disposizioni ritenute di maggiore interesse per le aziende tra cui l’obbligo di indicare gli allergeni dei prodotti somministrati su apposito registro e tabella allergeni da esporre al pubblico e facilmente reperibile durante le operazioni di controllo da parte delle autorità.

Le sostanze allergeni che devono essere indicate obbligatoriamente sono 14 (su 120 ritenute responsabili di allergie). Ecco quali sono:

  • Cereali con glutine (grano, orzo, segale, kamut, farro, avena e prodotti derivati);
  • Crostacei (e prodotti a base di crostacei)
  • Uova (e prodotti a base di uova)
  • Pesce (e prodotti a base di pesce)
  • Arachidi (e prodotti a base di arachidi)
  • Soia (e prodotti a base di soia)
  • Latte e derivati;
  • Frutta a guscio;
  • Sedano (e prodotti che lo contengono);
  • Senape (e prodotti che la contengono);
  • Anidride solforosa (e solfiti);
  • Lupini;
  • Molluschi (e prodotti con molluschi).

Il cartello recante l’indicazione degli allergeni deve riferirsi ad ogni singolo prodotto di gastronomia, pasticceria, panetteria e gelateria, per esempio:

Tagliatelle al ragù alla bolognese (glutine); Tiramusù (uova, glutine)

Inoltre nel cartello deve essere apposta la dicitura “decongelato” su tutti i prodotti, tenendo conto delle deroghe previste dalla normativa. Un aspetto che approfondiremo successivamente.

Categorie di alimenti non pre-imballati

Cerchiamo di fare chiarezza e di capire nel dettaglio cosa stabilisce il decreto 231/2017 entrato in vigore lo scorso 9 maggio. All’art. 19 indica quali sono le categorie di alimenti non pre-imballati per cui vige l’obbligo della tabella:

  • prodotti venduti sfusi;
  • prodotti imballati al banco;
  • prodotti preincartati;
  • prodotti somministrati con banco di vendita (es. mense, bar, ristoranti);
  • preparati alimentari destinati al consumo immediato.

Le disposizioni previste dalla normativa, riguardano l’obbligo di informazione al consumatore sugli allergeni e in particolare per i prodotti somministrati nei pubblici esercizi (bar, ristoranti) le informazioni devono essere riconducibili ad ogni singolo alimento, sul menù, sulla tabella e con i sistemi digitali. Solo in quest’ultimo caso è necessario che le informazioni siano riportate anche su documenti cartacei per essere facilmente reperibili in caso di controlli da parte delle autorità. I pubblici esercizi hanno anche l’obbligo di ricevere dai fornitori, le informazioni precise e dettagliate sugli allergeni.

L’indicazione “decongelato”

Il D.Lgs. 231/2017 disciplina anche i prodotti decongelati, le deroghe sono quelle individuate nell‘allegato VI del Regolamento UE n. 1169/2011. L’obbligo sussiste quando la mancata indicazione induce gli acquirenti in errore e non sono chiari gli ingredienti presenti. L’indicazione non si riporta quando la fase di congelamento è necessaria al processo di produzione e quando lo scongelamento non produce effetti negativi sulla qualità e sulla sicurezza degli alimenti.

Quali sono gli altri obblighi del D.Lgs. 231/2017

L’art. 19, commi 4-5 e 6, conferma le vecchie disposizioni in essere. Le bevande che sono vendute con spillatura devono riportare il cartello con indicazione del titolo alcolometrico volumico effettivo, l’acqua trattata deve riportare la denominazione “acqua potabile trattata” oppure ” acqua potabile tratta e gassata” se è stata aggiunta anidride carbonica.

Quali sono le sanzioni

allergeni tabella sanzioni

Per le imprese, i ristoratori e gli esercenti che non rispettano l’obbligo previsto dal D.Lgs. 231/2017 (art. 23) sono previste delle sanzioni pecuniarie:

  • Omessa indicazione degli allergeni: multe da 3.000 a 24.000 euro;
  • Indicazione degli allergeni con modalità difforme da quella prevista dalla legge: multe da 1.000 a 8.000 euro (la sanzione è ridotta fino ad 1/3 per le microimprese art. 27);
  • Omissione indicazioni obbligatorie e fasi precedenti alla vendita: sanzione da 500 a 4.000 euro.

È ammessa la sanzione ridotta (riduzione del 30% sull’importo) se il pagamento avviene entro 5 giorni dalla notifica, inoltre il comma 2 dell’art. 27 del D.Lgs. 231/2017 prevede anche la diffida. Gli organi di controllo possono diffidare l’interessato ad adempiere alle prescrizioni previste entro un termine di 20 giorni se è la prima volta che viene accertata la violazione. Le autorità competenti fanno capo al “Dipartimento dell’Ispettorato centrale per la tutela della qualità e repressioni frodi dei prodotti agroalimentari” del Ministero dell’Agricoltura.

Raccomandiamo di prestare la massima attenzione al rispetto delle disposizioni del D.Lgs. 231/2017. Al fine di adempiere ai requisiti normativi previsti dalla legge, Sicurezza Lavoro offre servizi di consulenza e assistenza per la compilazione della tabella degli allergeni da esporre. Contattaci subito per un preventivo.

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Sicurezza sul lavoro e POS

Quali sono i contenuti minimi pos?

La sicurezza sul lavoro in Italia è regolata dal d.lgs. 81/2008 al quale devono fare riferimento tutte le imprese che operano sul territorio nazionale nei vari settori di competenza. Per quanto riguarda i cantieri mobili e quelli temporanei i datori di lavoro, siano essi in posizione di appaltatore o subappaltatore dell’opera, devono redigere il POS, “Piano Operativo di Sicurezza”, che successivamente deve essere tenuto a disposizione in cantiere per la sua consultazione. Se nel corso delle attività di cantiere si presentasse la necessità di effettuare lavori non previsti in partenza, il POS deve essere revisionato di conseguenza includendo le nuove lavorazioni. All’interno del documento, devono essere obbligatoriamente inserite alcune informazioni fondamentali, conosciute come “contenuti minimi POS”.

Il Piano Operativo di Sicurezza (POS)

In sostanza il POS rappresenta la valutazione dei rischi collegati ad ogni singola fase delle lavorazioni che si effettuano in cantiere, con lo scopo della loro gestione in sicurezza. Il POS viene redatto dalle imprese poiché sono proprio queste ad avere la piena conoscenza sia delle varie fasi di lavoro che delle loro procedure interne. Nei casi in cui ci sono più imprese che operano nello stesso cantiere potrebbero crearsi dei rischi dovuti a “interferenza” tra le varie lavorazioni ed in questo caso viene redatto il PSC “Piano di sicurezza e coordinamento”

Il POS deve quindi contenere le informazioni dettagliate relative sia all’esecuzione delle varie fasi che l’indicazione dei rischi dovuti alle stesse, alle attrezzature, macchinari e prodotti chimici usati e le procedure interne.

I requisiti minimi del POS

Per quanto riguarda i requisiti minimi che devono essere contenuti nel POS si può fare riferimento all’allegato XV del d.lgs. 81/2008. In primo luogo il documento deve contenere i dati che identificano la ditta esecutrice ed in particolare il nome del datore di lavoro, l’indirizzo della sede legale dell’azienda e del cantiere per il quale il documento stesso è redatto, nonché i riferimenti telefonici di entrambi. Nel POS devono essere specificate le attività che vengono svolte in cantiere, comprese quelle che sono state affidate in subappalto.

Nominativi da inserire nel POS

Altri nominativi che devono essere inseriti sono quelli dell’addetto al primo soccorso, dell’addetto per antincendio ed evacuazione e del RLS, “Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza”, sia che sia stato eletto tra i lavoratori dell’azienda oppure si tratti del delegato territoriale in caso di aziende con un ridotto numero di lavoratori e del RSPP aziendale “Responsabile del servizio di prevenzione e protezione”. Nel caso in cui sia richiesto deve essere indicato anche il nome del medico competente. A completamento della lista dei nominativi da indicare ci sono quelli del direttore tecnico e del capocantiere.

Il POS ed i lavoratori

Tra i requisiti minimi del POS è compresa anche la lista delle persone che operano in cantiere, ognuna con la propria qualifica e le mansioni, compresi eventuali lavoratori autonomi che lavorano nello stesso cantiere per conto della ditta. Si devono altresì indicare la mansioni riguardo alla sicurezza.

IL POS e le attività svolte in cantiere

Tra i requisiti minimi da indicare nel POS da parte della ditta anche la descrizione di tutte le attività che devono essere svolte in cantiere, comprese le modalità organizzative e, se presenti, gli orari dei turni di lavoro, oltre che l’elenco dei ponteggi eventualmente necessari, e di altre “opere provvisionali” importanti, dei ponti su ruote e degli impianti e macchinari usati in cantiere nel corso delle varie fasi di lavorazione. Nel POS devono essere indicate anche le sostanze pericolose che si usano nel cantiere, complete delle proprie schede di sicurezza, ed inserito un documento con la valutazione del rumore.

Il POS e le misure preventive e protettive da attuare

Nella lista dei requisiti minimi sono compresa l’individuazione delle “misure preventive e protettive” che integrano quelle previste dal PSC, che l’azienda ritiene necessarie per i rischi causati dalle proprie lavorazioni e eventuali procedure complementari. Oltre a questo deve essere inserito anche l’elenco dei DPI, “dispositivi di protezione individuale” che l’azienda fornisce ai lavoratori che operano in cantiere e tutta la documentazione relativa alla formazione ed all’informazione che sono state fornite ai lavoratori.

Mancata elaborazione del POS

Il POS è un documento che deve fornire indicazioni chiare per eliminare o ridurre i rischi al minimo e pertanto la sua mancata elaborazione rappresenta una violazione grave della legge e questo potrebbe causare la sospensione dell’attività di cantiere. Nello stesso tempo la redazione del POS non deve soddisfare solo quanto richiesto dalla legge, ma deve fornire indicazioni chiare in quanto documento basilare nelle attività di cantiere e pertanto la valutazione dei rischi in esso contenuta deve essere sia specifica che di facile comprensione, e le misure di prevenzione e protezione indicate devono essere di concreta fattibilità. Inoltre deve essere coerente con il documento redatto dall’impresa che affida i lavori, e con eventuali indicazioni contenute nel PSC, oltre che essere conforme alle misure di sicurezza generali.

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Nuova normativa per la Sicurezza lavoro

La Sicurezza sul Lavoro ha un nuova normativa di riferimento: è stata infatti pubblicata la norma ISO 45001:2018. Entrato in vigore a Marzo 2018 e pubblicata in italiano dall’UNI (Ente Nazionale Italiano di Unificazione), il nuovo standard internazionale è frutto di un lungo processo di analisi e di studio durato diversi anni. La norma va a disciplinare i Sistemi di Gestione della Salute e della Sicurezza sui Luoghi di Lavoro prendendo spunto dal modello britannico OHSAS 18001 che, fino ad oggi, ha rappresentato, accanto al d.lgs. 81/2008, la principale linea guida in tema di sicurezza sul lavoro.

In continuità con le ISO precedenti, anche la nuova normativa ricalca una struttura HLS, ovvero ad alto livello (dall’inglese High Level Structure) e si prefigge come obiettivo la realizzazione di ambienti di lavoro salubri e sicuri e il miglioramento continuo dei sistemi di gestione della sicurezza. Al contempo fornisce una guida pratica ed intuitiva con cui consentire alle imprese di rispettare i requisti previsti per legge con rapidità e semplicità. La norma UNI ISO 45001:2018 si rivolge a tutte le organizzazioni ed aziende, a prescindere da dimensioni, tipologia e settore di attività. Si propone come punto di riferimento per ogni figura professionale, dal manager all’operaio, dall’impiegato al funzionario, dal dipendente al collaboratore.

Tra le novità la centralità del personale

Tra gli aspetti trattatati dalla norma si evidenzia una particolare attenzione rivolta alle figure coinvolte nei sistemi di gestione della sicurezza sul lavoro. Oltre a riconoscere l’importanza del ruolo di leadership esercitato delle aree direzionali, la ISO 45001 sottolinea anche la centralità del personale. Evidenziando il rilievo che i lavoratori assumono nella corretta applicazione e nel rispetto delle norme che tutelano ambiente ed esseri umani sui posti di lavoro, la nuova normativa evidenzia l’importanza del loro coinvolgimento anche nei processi decisionali.

norma ISO 45001

I lavoratori devono pertanto essere coinvolti mediante attività di formazione e di consultazione e devono essere resi protagonisti dell’attuazione delle regole, della valutazione delle aspettative, dell’analisi in merito all’attribuzione delle responsabilità e, in generale, devono essere parte attiva in tutte le azioni connesse con il miglioramento continuo del sistema di gestione della sicurezza sul lavoro. In questa nuova ottica, insieme alla Direzione e ai lavoratori, anche clienti e fornitori rappresentano degli attori chiave in relazione all’applicazione delle norme di sicurezza.

Ad essi viene riconosciuto un particolare ruolo soprattutto per ciò che concerne il controllo dei rischi e la loro valutazione.

Proprio a proposito del concetto di rischio, la ISO 45001 introduce un significativo cambiamento rispetto allo standard OHSAS 18001. Mentre per quest’ultimo il “rischio” rimanda alla possibilità per l’azienda discostarsi dai risultati prefissati, per la nuova norma tale concetto assume 2 diversi e importanti significati: da una lato fa riferimento all’organizzazione nel suo complesso e, quindi, all’individuazione di tutte le azioni necessarie per tutelarne la produttività e il business; dall’altro contempla la possibilità che un lavoratore possa infortunarsi e, di conseguenza, la norma punta i riflettori su tutte le strategie, le risorse, gli strumenti e le procedure necessari alla protezione dell’individuo e del gruppo di lavoro.

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documenti da tenere in cantiere

I documenti da tenere in cantiere

Esiste una precisa e obbligatoria documentazione che si deve tenere in cantiere per garantire una gestione della sicurezza a norma di legge. Occorre tenere a mente che spesso questo adempimento fondamentale può risultare oneroso perché la mole di documenti da produrre e conservare in cantiere è notevole e interessa diversi ambiti. Oltre agli elementi di carattere generale (come i piani di lavoro, i piani di sicurezza, la notifica preliminare e i tesserini di riconoscimento) devono essere presenti anche moduli specifici in merito alle attrezzature e i macchinari utilizzati nel cantiere stesso.

In questo modo sono i documenti possono essere immediatamente esibiti dietro richiesta delle autorità preposte alla vigilanza nei cantieri e al controllo del rispetto delle norme di sicurezza.

Il direttore dei lavori ha l’obbligo di accertarsi che la documentazione di cantiere sia presente sul luogo di lavoro e sia sempre completa ed è responsabile di questo adempimento di fronte alla legge.

Quali sono i documenti di carattere generale

I documenti di carattere generale sono:

  • copia del contratto di appalto e degli eventuali subappalti;
  • atto che certifica la proprietà da parte del committente del terreno o dell’immobile interessato dall’opera in cantiere;
  • copia autenticata del permesso del costruire emesso dall’Ufficio Tecnico del Comune competente per territorio;
  • copia conforme e autenticato del progetto da realizzare;
  • estremi delle denunce dei lavoratori a casse edili, INAIL e INPS;
  • copia delle ricevute attestanti il pagamento degli oneri per le opere di urbanizzazione;
  • dichiarazione sul contratto collettivo per i lavorali del settore;
  • copia di piani di sicurezza che devono essere stati formati dal datore di lavoro e dal coordinatore per l’esecuzione;
  • copia del certificato attestante l’iscrizione dei lavoratori autonomi impiegati in cantiere e dell’esecutore dei lavori alla C.C.I.A.A.;
  • copia del piano di sicurezza e coordinamento firmato dal committente e dal coordinatore per la progettazione;
  • fascicolo tecnico per la prevenzione rischi sul lavoro, che deve essere stato formato dal responsabile dei lavori e dal coordinatore per la progettazione;
  • parere sui vincoli ambientali da parte della Regione o del Ministero preposto;
  • denuncia alla Soprintendenza in materia di beni archeologici e storici;
  • parere favorevole da parte dell’ASL locale sul livello di igiene dell’opera da realizzare, comprese specifiche per lo smaltimento delle acque reflue e l’approvvigionamento idrico;
  • parere favorevole da parte dell’Azienda comunale responsabile della rete idrica;
  • copia degli elaborati, attestato della presentazione del progetto e relazione sui materiali;
  • certificazione di conformità degli impianti;
  • documenti che attestano la designazione della ditta edile incaricata dell’opera e del ricevimento dell’incarico, la trasmissione del piano di sicurezza alle imprese esecutrici, ai rappresentanti dei lavoratori e al coordinatore responsabile della sua attuazione;
  • progetto autorizzato per l’allaccio alla rete fognaria pubblica;
  • autorizzazione al cantiere da parte dei Vigili del fuoco;
  • attestato della mancanza di oneri sul terreno in questione da parte dell’assessorato regionale agli usi civici.

Quali sono i documenti obbligatori per le attrezzature di cantiere

Per quanto riguarda la documentazione relativa alle attrezzature e ai lavoratori devono essere tenuti in cantiere:

  • il certificato di conformità dell’impianto elettrico utilizzato nel cantiere stesso, al quale bisogna allegare l’elenco dei materiali impiegati e lo schema di funzionamento;
  • il verbale di verifica periodica del sistema di protezione contro le scariche elettriche atmosferiche e dell’impianto di messa a terra;
  • l’eventuale piano di lavoro per rimozione amianto o demolizioni edili;
  • il libretto del ponteggio con tutti gli allegati previsti (schemi con indicazione del massimo sovraccarico, istruzioni per il carico e calcolo del ponteggio) e copia conforme del progetto;
  • i certificati medici di idoneità al lavoro per ogni membro del personale edile;
  • la copia della dichiarazione di conformità inviata all’ARPA, ASL o ISPEL riguardante l’impianto di protezione contro le scariche atmosferiche;
  • i libretti di manutenzione e dichiarazione di conformità CE per tutte le apparecchiature e ogni macchinario utilizzato in cantiere;
  • il libretto per le verifiche trimestrali riguardanti le catene e le funi impiegate per il sollevamento;
  • la certificazione attestante che le apparecchiature e i macchinari impiegati non superano i limiti di legge previsti per le emissioni acustiche;
  • nel caso siano previste demolizioni di notevole entità il programma di lavori in merito;
  • nel caso siano messi in opera mensole o casseforme a tunnel lo speciale piano antinfortunistico per la loro installazione. Lo stesso vale se sono previsti elementi prefabbricati da montare in cantiere;
  • il registro delle vaccinazioni antitetaniche e il registro delle visite mediche obbligatorie riguardanti ogni singolo operaio che lavora nel cantiere a cui vanno allegate le schede mediche periodiche;
  • il registro di cantiere attestante i nomi del personale impiegato giornalmente, certificato dalla Direzione Provinciale del Lavoro.

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