Secondo quanto stabilito dal D.Lgs. 152 del 3/04/2006 del Testo Unico Ambientale, è necessario per le aziende ottenere l’autorizzazione riguardante le emissioni in atmosfera. Una volta ottenuta tale certificazione l’azienda deve impegnarsi a rispettare le prescrizione e le istruzioni indicate. Tra le azioni da compiere vi è il monitoraggio degli inquinanti e delle emissioni tramite il controllo periodico con prelievi ed analisi emissioni in atmosfera.

Come avviene il servizio?

controllo emissioniI professionisti del settore, grazie alla loro esperienza specifica, offrono un’assistenza completa nello svolgimento degli obblighi. Inoltre si può richiedere una consulenza per la preparazione della documentazione per ottenere l’Autorizzazione Unica Ambientale.

I tecnici si occuperanno inoltre del prelievo e dell’analisi delle emissioni che fuoriescono dall’impianto autorizzato. Nel dettaglio, l’azienda si occupa di misurare i dati riguardanti l’emissione industriale e di effettuare le analisi dettagliate delle sostanze inquinanti che sono vi sono contenute, verificando che l’impianto di abbattimento funzioni correttamente analizzando i parametri delle emissioni.

L’analisi dei dati raccolti e la stesura del certificato di conformità sarà effettuata seguendo la direttiva prescritta dagli enti preposti e la verifica dei punti critici dell’impianto di filtrazione e riduzione degli inquinanti.

Le analisi di autocontrollo,inoltre, evitano all’impresa la sanzione e l’azione legale per mancanze nei controlli ed emissioni di sostanze dannose all’ambiente e alle persone. Consentono inoltre di monitorare ed effettuare le azioni preventive per quanto riguarda l’inquinamento.

A chi è rivolto il servizio?

Tutte le imprese che nel ciclo produttivo emettono nell’atmosfera elementi che inquinano l’aria devono richiedere il servizio di prelievo e analisi delle emissioni in atmosfera. Quindi tutte quelle attività che possono incorrere nella diffusione di elementi inquinanti come la fonderia, le aziende che si occupano di verniciatura, coloro che lavorano il metallo, la falegnameria, l’industria chimica e farmaceutica oltre all’industria di materia plastica e gomma.

Tali attività devono svolgere i controlli dovuti in modo periodico effettuando il prelievo di campioni dalle ciminiere, come descritto nel Decreto legislativo n. 152 del 2006.

Quali sono le sanzioni per le aziende?

Per tutte le aziende che non eseguono le analisi come richiesto per ottenere l’autorizzazione all’attività e oltrepassa i limiti previsti dalla legge vigente, sono previsti l’arresto fino a 12 mesi oppure una multa che può arrivare ad un massimo di 1.024 euro.

Coloro che non inviano agli Enti preposti i valori risultati dalle analisi sulle emissioni industriali possono essere penalizzati con la carcerazione fino a 6 mesi oppure il pagamento di una sanzione che può ammontare fino ad un massimale di 1.035 euro.

Come viene erogato il servizio analisi?

emissioni in atmosferaIl servizio offerto si esegue avvalendosi di tecnici specializzati nel settore ambientale. Questi si recano presso l’azienda indicata dal cliente richiedente ed effettuano dei prelievi di campioni dell’aria all’interno dei camini. Per compiere questa delicata operazione i professionisti utilizzano apparecchi appositi tarati e controllati periodicamente.

Il prelevamento dell’aria dai camini si esegue rispettando le normative che regolano tale settore, tra cui la UNI n. 158/88 e il criterio previsto dalla normativa di accreditamento ISO UNI CEI EN 17025.
Ogni campione prelevato viene sottoposto alle analisi adeguate allo scopo in un laboratorio accreditato.
Il servizio deve essere programmato con scadenza annuale o biennale, tali date vengono stabilite dagli enti preposti al rilascio dell’autorizzazione.

Quando effettuare le analisi delle acque di scarico?

Le acque di scarico devono essere analizzate in ogni azienda che detiene lo scarico idrico di genere industriale ovvero che contengono elementi inquinanti che derivano dal ciclo produttivo e possono alterare la qualità delle acque utilizzate o di dilavamento della superficie esterna che può essere contaminata.

Quali sono le sanzioni per le aziende che non eseguendo le analisi dell’acqua.

Per le aziende che superano il valore limite prescritto dall’autorizzazione è prevista una multa che può essere compresa tra i 3.000 e i 30.000 euro. In caso le acque reflue industriali contengano sostanze inquinanti pericolose è previsto l’arresto che può andare dai 6 mesi ai 3 anni ed una sanzione amministrativa pari ad un minimo di 6.000 fino ai 120.000 euro.
Le imprese che non effettuano l’analisi prevista dall’autorizzazione sono penalizzabili con una multa che vanno da 1500 a 15000 euro, mentre se nelle acque emesse dall’industria vi sono presenti elementi altamente inquinanti e pericolosi è previsto fino a 2 anni di carcere.

Analisi delle acque

Le analisi delle acque che si possono effettuare in casa con l’ausilio di appositi kit disponibili in commercio, oppure direttamente in laboratorio a livello professionale sono di diverse tipologie e consentono di determinare importanti aspetti, a partire dal contenuto delle acque stesse, fino alla presenza al loro interno di eventuali batteri o microrganismi che possono risultare nocivi per la salute. Le tecniche da utilizzare per la realizzazione di tali analisi sono molteplici e si basano sull’impiego di specifiche attrezzature.

L’analisi delle acque potabili

analisi acque potabiliL’analisi delle acque potabili è molto importante perché, non solo a livello industriale ma anche in ambito domestico, non è affatto raro che possano verificarsi delle contaminazioni dovute alle cause più disparate, come ad esempio all’usura delle tubature o ad una rottura delle stesse. Allo stesso modo anche la presenza di incrostazioni, sempre all’interno delle tubature, rischia di andare a determinare la presenza nelle acque che vi circolano di elementi che non dovrebbero esservi.

La presenza di impianti di accumulo può rappresentare infine un ulteriore elemento a favore della necessità di analizzare ulteriormente le acque, anche al di là delle analisi di routine che normalmente effettua anche la ditta che gestisce la rete idrica e si occupa dell’erogazione del servizio.

Analisi chimico fisica delle acque potabili

Per quanto riguarda le amalisi acque potabili, vi sono alcune analisi di routine che vengono normalmente effettuate per determinare la presenza al loro interno dei quantitativi di calcio e magnesio che ne indicano la durezza.

Durante il processo di acnalisi acque, si procede altresì con l’individuazione del colore e dell’odore e con la valutazione del grado di ph.

Conduttività e residuo fisso sono altri due elementi molto importanti da analizzare, insieme ai quantitativi di tutti i seguenti elementi: cloruro, nitrati e nitriti, ammonio, cloro, calcio, piombo, ferro, floruri ed arsenico. Si va infine a valutare il grado di torbidità dell’acqua, per definirne per l’appunto il livello di potabilità.

Analisi microbiologica delle acque

Oltre all’aspetto delle analisi chimico-fisiche, sull’acqua potabile occorre intervenire per definire l’eventuale contaminazione che potrebbe essere sopravvenuta ad opera di microrganismi o batteri. Ma cosa si cerca nello specifico?

Nell’analisi dell’acqua si punta ad individuare escheria coli o enterococchi, nonché pseudomonas e batteri coliformi. Per le analisi sono normalmente sufficienti anche dei piccoli campioni, che in determinati casi vengono diluiti in acqua sterile per migliorare l’efficienza dell’analisi.

Che tipo di acque andare ad analizzare in laboratorio

analisi acqueL’analisi acque a livello industriale e comunque non domestico può essere rivolta non solo ad acque provenienti da tubature ma anche a quelle che seguono esclusivamente dei percorsi sotterranei, come le acque dei pozzi, ad esempio, le quali si possono contaminare molto più facilmente. Tante sono infatti le impurità che possono penetrarvi, prime fra tutte terriccio e sabbia, ma anche batteri e microrganismi nocivi per la salute. Anche le acque stagnanti, come quelle delle pozze artificiali, necessitano di essere analizzate per accertarsi della loro composizione e salvaguardare la salute di chi si può trovare ad entrare a contatto con esse.

Analisi acque: Come capire se l’acqua è effettivamente potabile

Per capire se l’acqua è effettivamente potabile o se al suo interno sono presenti invece delle impurità che non la rendono tale è necessario attenersi a dei parametri ben precisi che sono stabiliti dalla legge.

È il Decreto Decreto 31 maggio 2001, che è andato a modificare la precedente legge n. 542/92 a fissare i valori specifici da prendere in considerazione e ai quali fare riferimento in fase di analisi delle acque. Il decreto, emanato dal Ministero della Sanità, concerne nello specifico la regolamentazione dei criteri di valutazione delle caratteristiche delle acque minerali naturali. All’interno del testo vi è una specifica sezione in cui sono riportati i valori massimi che le sostanze definite indesiderabili possono raggiungere all’interno delle acque. Il tutto è stato definito naturalmente attenendosi a quelli che sono i numeri dettati dall’Unione Europea, ai quali anche l’Italia si è necessariamente adeguata. Solo per fare alcuni esempi, l’arsenico non può superare i 0,05 mg/l, il mercurio lo 0,001 mg/l, i nitrati i 45 mg/l NO3 con una distinzione per le acque da utilizzare per l’alimentazione dei neonati, per le quali il valore massimo stabilito è pari a 10 mg/l.

La sicurezza sul lavoro è una questione di grande attualità: se ne parla molto e sono stati fatti importanti aggiornamenti normativi a cui le aziende sono tenute ad uniformarsi. Il Decreto Legislativo numero 81 dell’anno 2008, ad esempio, ha portato grandi novità per quanto riguarda le figure di riferimento per la sicurezza in azienda e per quel che concerne la formazione obbligatoria a cui i lavoratori devono partecipare. Non sempre, però, è facile districarsi tra gli obblighi previsti dalle leggi in vigore e si corre il rischio – come titolari di azienda – di incorrere in sanzioni anche pesanti a causa di errori o dimenticanze fatte in buona fede. Per questa ragione, è molto importante ricorrere ad un servizio di consulenza sicurezza lavoro offerto da professionisti del settore, in grado di guidare il datore nell’esecuzione degli innumerevoli adempimenti previsti dalla legge.

L’impostazione del piano di sicurezza in azienda

Sicurezza Lavoro è una società di consulenza in grado di fornire preziose indicazioni ad aziende di diverse dimensioni: dalla microimpresa all’azienda con un numero consistente di dipendenti e collaboratori e fatturato annuo importante.

La sicurezza sui luoghi di lavoro è davvero una delle questioni principali a cui prestare attenzione: infatti, le sanzioni previste in caso di non rispondenza alle normative in materia sono importanti. L’azienda interessata ai servizi di Sicurezza Lavoro può in ogni momento – in maniera del tutto gratuita e senza impegno – richiedere un preventivo personalizzato, che sarà proposto sulla base delle effettive esigenze dell’impresa.

La formazione obbligatoria

Formazione generale e formazione specifica del lavoratore

consulenza sicurezza lavoro in azienda

Secondo il decreto Legislativo 81 del 2008 e il successivo accordo tra Stato e Regioni, ogni lavoratore deve essere sottoposto a un percorso di formazione in materia di sicurezza sul lavoro. Questo vale indipendentemente dal tipo di contratto applicato e dalle mansioni svolte. Ogni lavoratore deve partecipare a quattro ore di formazione generale e ad altre ore di formazione specifica, relativa alle mansioni particolari del dipendente o del collaboratore. In particolare, sono individuate tre fasce di rischio: basso, medio ed elevato. A seconda della fascia in cui vengono inserite le mansioni del lavoratore, questo dovrà frequentare – oltre alla formazione generale – altre quattro, otto o dodici ore di formazione specifica. Una specifica consulenza sicurezza lavoro permetterà di comprendere in quale fascia di rischio il lavoratore si trova ad operare.

Le classi non possono essere composte da più di trentacinque allievi e i docenti devono avere caratteristiche ben precise, quanto ai titoli di studio posseduti e all’esperienza professionale maturata. Ogni cinque anni è previsto un aggiornamento corso sicurezza lavoro di almeno sei ore.

L’azienda Sicurezza Lavoro è in grado di organizzare questi corsi di formazione, inserendo ogni lavoratore nella giusta fascia di rischio e tenendo conto delle scadenze e degli aggiornamenti da fare: si tratta di un servizio molto importante, soprattutto per le aziende di media e grande dimensione e caratterizzate da una certa diversità di mansioni.

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Oltre ai corsi previsti dal decreto Legislativo 81 del 2008, ogni azienda deve anche farsi carico dell’organizzazione di alcuni servizi relativi alla sicurezza sui luoghi di lavoro. In particolare sono previste alcune figure, il cui numero varia a seconda del numero totale dei dipendenti: stiamo parlando dell’addetto al primo soccorso, che deve intervenire nel caso di malori e incidenti, e dell’addetto ai servizi antincendio.

Ci sono poi altre figure, come il preposto e il Responsabile dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS). Ogni lavoratore che ricopra una di queste mansioni deve frequentare dei corsi e degli aggiornamenti specifici, che variano da quattro a trentadue ore. Anche in questo caso è necessaria la presenza di un docente con caratteristiche precise. Sicurezza Lavoro organizza questi corsi e tiene conto degli aggiornamenti.

Il piano di sicurezza: che cosa prevede

Ogni azienda deve stilare un Documento di Valutazione dei Rischi, nel quale vengono considerati tutti i rischi presenti nelle varie mansioni che si svolgono in azienda. Ogni mansione ha dei rischi specifici, dall’utilizzo dei video terminali al lavoro in quota, per cui – al fine di tutelare ogni lavoratore – questi rischi devono essere identificati, esplicitati e affrontati attraverso opportune misure di sicurezza volte a evitare i pericoli e minimizzare i rischi. Si tratta di un documento complesso, per la stesura del quale è bene rivolgersi a professionisti del settore, come quelli che lavorano con Sicurezza Lavoro. Infatti, usufruendo di una consulenza sicurezza lavoro professionale, si eviteranno errori che possono condurre a problemi e sanzioni.

L’attestato HACCP è un strumento di controllo in merito agli standard igienici che ha come scopo quello di tutelare la salute di ogni genere di consumatore. In riferimento a tale strumento, è bene tenere conto che esso è indispensabile e viene conseguito solo al termine di un corso che deve essere seguito da tutto coloro che hanno intenzione di operare, appunto, nel settore della ristorazione o, pi in generale, della somministrazione degli alimenti. Ma come fare per conseguire questo attestato e quale è la normativa di riferimento in fatto di HACCP?

HACCP cos’è e come ottenerlo

corso haccpPrima di scendere più nel dettaglio e di affrontare tutte le tematiche relative all’attestato HACCP, è bene precisare che esso non ha fatto altro che soppiantare quello che fino a qualche anno fa veniva chiamato libretto sanitario. Come accennato poco sopra, questo attestato è obbligatorio e può essere conseguito solo frequentando un particolare corso che ha il compito di fornire tutte le informazioni utili in merito alle normative e le buone pratiche in fatto di sicurezza alimentare.

Attenzione, però: chi vuole aprire un ristorante o ha intenzione di operare nel settore della somministrazione degli alimenti deve essere già in possesso di questo attestato e dunque aver frequentato, prima dell’apertura dell’attività, un corso HACCP. Per conseguirlo si hanno due alternative: seguire il corso in una delle scuole convenzionate o scegliere la soluzione online.

L’HACCP online è ormai diventata una vera e propria realtà e consente a tutti gli interessati di seguire i corsi senza muoversi da casa propria e rimanendo comodamente seduti sul proprio divano. Tutto, dunque, è molto semplice e veloce.

Attestato HACCP normativa e consigli utili

I corsi HACCP, ossia i programmi e le tematiche affrontate, variano a seconda dell’attività che si deve svolgere. Pur essendo accomunati da una matrice pressoché identica, le varie nozioni possono variare a seconda degli specifici ambiti di applicazione.

I moduli affrontati durante il corso HACCP riguardano il controllo visivo e la sua importanza, la temperatura corretta di ogni cibo e il funzionamento della cosiddetta rotazione di tutte le merci immagazzinate. Un aspetto che non deve essere assolutamente sottovalutato riguarda anche il fatto che, anche nella versione di corso online, è fondamentale dedicare almeno 1 ora per ogni giorno allo studio. Solo in questo modo si avrà la possibilità di metabolizzare in maniera corretta tutte le informazioni fornite.

E’ possibile optare per i corsi tradizionali o per quelli online e procedere con uno studio metodico e approfondito al fine di apprendere tutte le informazioni e le nozioni necessarie per poter lavorare nella maniera corretta, evitando di dover fare i conti con sanzioni di vario genere e prendendosi cura della salute dei propri clienti.