La figura del coordinatore della sicurezza nei cantieri, temporanei o mobili, è scelto dal responsabile dei lavori. Esso permette di coordinare le imprese scelte per effettuare i lavori, in modo tale da diminuire i rischi sul lavoro. Questo coordinatore è fondamentale per eseguire correttamente i lavori, infatti i suoi compiti sono importantissimi a partire dalla fase di progettazione, fino a quella esecutiva. Il Testo Unico per la Sicurezza, cioè il Decreto Legislativo 81/2008, prevede che il coordinatore della sicurezza abbia due ruoli:

  1. in fase di progettazione: in questo caso viene chiamato coordinatore della sicurezza in fase di progettazione (CSP);
  2. in fase di esecuzione: in questo caso viene definito coordinatore della sicurezza in fase di esecuzione (CSE).

Questi due ruoli sono differenti tra loro e possono essere eseguiti dalla stessa persona, oppure da due diversi esperti.

Differenza tra CSP e CSE

CSP e CSE sono due figure diverse, come indicato specificatamente dagli articoli 91 e 92 del Decreto Legislativo 81/2008, le differenze sono:

– il CSP scrive il Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC), cioè il documento che serve a regolare la sicurezza nel cantiere; il Fascicolo con tutte le caratteristiche del progetto, che include i piani per la prevenzione e la protezione dai rischi che potrebbero mettere in pericolo i lavoratori

– il CSE controlla se il PSC viene eseguito correttamente da tutti i dipendenti per l’intera durata dei lavori, coordinando e controllando che tutte le procedure di lavoro vengano applicate correttamente.

Compiti del CSE

Il Testo Unico per la Sicurezza, precisamente l’articolo 92 del D.Lgs 81/2008, regole esattamente tutte le mansioni di cui si deve occupare il coordinatore della sicurezza in fase di esecuzione. Nello specifico i suoi compiti sono:

– controllare se le imprese e i lavoratori autonomi rispettino il regolamento contenuto nel piano di sicurezza e di coordinamento (PSC), quando previsto e se vengono applicate le corrette procedure di lavoro;

– verificare la validità del piano operativo di sicurezza (POS), controllando che sia coerente in tutte le sue parti con il PSC;

– allineare PSC e il fascicolo con i dettagli dei lavori, in modo tale da valutare le proposte dell’impresa che effettua i lavori per migliorare la sicurezza nel cantiere;

– controllare se le imprese scelte per i lavori rispettino i propri POS;

coordinare e far cooperare datori di lavoro e lavoratori autonomi, fornendo una giusta e reciproca informazione;

– verificare che siano rispettati gli accordi tra le parti sociali, in modo tale da coordinare al meglio i rappresentanti della sicurezza e fornire una migliore sicurezza nel cantiere;

– segnalare al responsabile dei lavori, mediante una contestazione scritta diretta all’azienda che si occupa dei lavori e ai lavoratori autonomi, la noncuranza delle disposizioni del Testo Unico sulla Sicurezza e del PSC;

– proporre di sospendere i lavori, allontanare le imprese o i lavoratori autonomi se lo ritiene prettamente necessario. Se dopo la segnalazione i problemi persistono, senza nessuna motivazione al riguardo, il CSE deve comunicare l’inottemperanza all’ASL e alla Direzione Provinciale del Lavoro;

– l’ultimo obbligo è molto importante, in quanto permette al CSE di potere o dovere prendere provvedimenti sulle singole situazioni pericolose, di conseguenza il CSE deve controllare regolarmente il cantiere in modo tale da assicurarsi che non ci siano lavorazioni pericolose e nel caso ci fossero, intervenire.

Quando serve nominare il CSE

coordinatore sicurezza fotoIn quei cantieri in cui sono presenti più aziende addette ai lavori, il responsabile dello stesso deve scegliere il coordinatore della sicurezza in fase di esecuzione, prima che vengano affidati i lavori alla ditta, come indicato nel D.Lgs 81/2008 articolo 90. Quando invece i lavori spettano inizialmente ad un’unica azienda e in seguito si aggiungono altre imprese a far parte dei lavori, è obbligatorio nominare il coordinatore della sicurezza in fase di esecuzione, come stabilito dal D.Lgs 81/2008 articolo 90 comma 5.

Compiti del CSP

Il coordinatore sicurezza in fase di progettazione esegue il proprio lavoro dal momento in cui gli viene affidato l’incarico, fino a quando vengono effettuate le offerte per il cantiere. In questo periodo il CSP si deve occupare di scrivere il Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC) e il Fascicolo, organizzandosi insieme al progettista su come progettare e scegliere le architetture per realizzare l’opera. Il CSP è anche soggetto a responsabilità penali, esse sono basate sulla prevedibilità dell’incidente che potrebbe causare l’infortunio del lavoratore, valutando una volta successo il fatto se si poteva prevedere lo stesso durante la progettazione e se è stato inserito e accuratamente affrontato nel documento. Il progetto e il piano di sicurezza e coordinamento, devono svilupparsi insieme, adeguandosi uno con l’altro in modo tale da condividere le richieste del mandante dei lavori alla realizzazione, rispettando la sicurezza e la salute dei lavoratori del cantiere.

I cantieri sono i luoghi di lavoro nei quali si verificano il maggior numero di incidenti e infortuni, per il tipo di lavoro svolto e l’attrezzatura utilizzata dei lavoratori. Inoltre i cantieri sono per natura luoghi di lavoro mobili, non presentano quindi le medesime caratteristiche dei luoghi di lavoro stabili, come un’azienda o una fabbrica. Queste caratteristiche rendono il settore della sicurezza cantieri temporanei o mobili ancora più fondamentale.

Sicurezza nei cantieri edili: la normativa

Per ridurre il rischio lavorativo è stato redatto il Testo unico sulla sicurezza, con d.lgs. 81/08, Qui troviamo indicazioni e norme che hanno lo scopo di aumentare la sicurezza nei cantieri di costruzione.

Il d.lgs 81/08 indica ruoli e responsabilità di tutte le figure professionali presenti nel cantieri in particolare, il datore di lavoro o committente deve produrre il Documento di valutazione dei Rischi, il DVR.

Documento Valutazione rischi e applicazione nei cantieri edili

Il DVR per la sicurezza cantieri deve contenere:

  1. la valutazione dei rischi
  2. le misure di prevenzione
  3. la pianificazione dettagliata sulle misure da prendere per aumentare il livello di sicurezza.

In un luogo di costruzione edile, i rischi maggiori sono legati all’ambiente lavorativo quindi si pensi al contatto con linee elettriche aeree o sotterranee, polveri, rumore, rischio di incendi, cadute da ponteggi o cadute di oggetti dall’alto.

Oltre a questo esistono i rischi di lavorazioni specifiche quindi degli impianti e dell’attrezzatura, rischio di esplosione, materiale tossico e agenti chimici inquinanti.

Il testo Unico sulla sicurezza indica le figure professionali che dovranno garantire l’organizzazione, la progettazione e l’esecuzione delle misure di protezione e sicurezza sul lavoro. Tra questi troviamo il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Sicurezza, RSPP e il coordinatore della sicurezza in cantiere a cui spetta di redigere il Piano Operativo di Sicurezza che è un documento relativo alla sicurezza specifica dei cantieri di costruzione.

I nostri servizi per la sicurezza cantieri mobili e temporanei

La nostra azienda offre assistenza tecnica professionale ed esperta sulla redazione di tutti i documenti legati alla sicurezza e supporto alle figure lavorative preposte alle sicurezza durante tutte le fasi di realizzazione dei documenti.

Sicurezza nei cantieri temporanei e mobili: la formazione professionale

Le figure deputate alla sicurezza nei cantieri sono varie con documenti da produrre per essere in regola con la normativa vigente. Vista la particolare natura dell’attività lavorativa in cantiere, esposta maggiormente a rischi di infortuni e incidenti sul lavoro.

I nostri servizi comprendono quindi l’organizzazione e l’erogazione di una serie di corsi e attività formative a sostegno.

Ultimamente infatti le occasioni di formazione in ambito di sicurezza edile sono sempre più numerose. Convegni, seminari, corsi di aggiornamento per garantire la diffusione della cultura di sicurezza nell’edilizia e la corretta preparazione professionale degli operatori.

Tra i corsi sulla sicurezza che la nostra azienda propone troviamo il corso primo ingresso in cantiere. Un corso obbligatorio per legge per tutti i lavoratori che entrano per la prima volta in un cantiere edile. Tra gli argomenti trattati verranno approfonditi i diritti e dovere degli operatori, i concetti fondamentali di rischio e prevenzione e loro applicazione pratica, la gestione delle emergenze, come prendersi cura della propria salute e sicurezza, e una parte specifica sulle attrezzature, le caratteristiche, i rischi connessi e le misure di prevenzione.

La legge infatti non solo responsabilizza il datore di lavoro, ma anche tutti i dipendenti coinvolti a prendersi cura del proprio benessere ed evitare di esporsi ad inutili rischi.

Corso Pi. M. U. S. (Piano di Montaggio, Uso e Smontaggio dei ponteggi).

Il Pimus è un documento tecnico che contiene una serie di misure e indicazioni su come utilizzare correttamente i ponteggi a protezione dei lavoratori. E’ obbligatorio ed è stato introdotto dal Testo Unico per la Sicurezza, si tratta di un documento estremamente importante che deve essere redatto in conformità con la normativa vigente. In particolare il PIMUS si occupa del lavoro svolto ad alta quota e deve stabilire le misure di sicurezza e prevenzione con progetti particolareggiati e specifici a garanzia della sicurezza sul lavoro.

Affidandoti alla nostra azienda specializzata in sicurezza nei cantieri temporanei e mobili su Roma, riceverai un supporto a 360 gradi serie e professionale sulla sicurezza del lavoro. In questo modo potrai garantirti formazione del personale, eliminare i rischi legati agli infortuni sul luogo di lavoro e concentrarti sull’attività da svolgere.

Che cos’è il rischio biologico

Il rischio biologico è una realtà poco conosciuta nelle diverse situazioni lavorative e questo rende impossibile una corretta prevenzione. uno specifico corso è necessario per rendere noti i rischi, prevenire le malattie e saper affrontare le situazioni di emergenza. Ma prima di tutto cerchiamo di chiarire il concetto di rischio biologico.

Agente biologico

La definizione di agente biologico come descritto nell’art. 267 comma A del Decreto legislativo 81/08, appare generica e classifica come tale “qualsiasi microorganismo, anche se geneticamente modificato, coltura cellulare ed endoparassita umano che potrebbe provocare infezioni, allergie o intossicazioni“.
In tale definizione è quindi compreso ogni organismo, cellulare o no, che si possa riprodurre o possa effettuare un trasferimento di materiale genetico, ci si riferisce quindi a batteri, virus, funghi e le tossine ad essi correlati; elementi biologici esistenti in qualsiasi ambiente, sia esso un luogo di lavoro o altro sito.

Valutazione del rischio biologico

rischio biologico laboratorioVi sono comunque organismi biologici con un grado differente di patogenicità e virulenza, molto dipende dall’ambiente in cui si sviluppano e dalle vie per cui si trasmettono.
Per classificare i microorganismi in modo da riconoscere i più pericolosi ci si avvale di alcune loro caratteristiche come l’alta viralità quindi con una forte possibilità di trasmissibilità, l’elevato potere patogeno, cioè la capacità di provocare l’insorgere della malattia al contatto con l’organismo ospite.

La corretta valutazione del Rischio biologico si rende di fondamentale importanza proprio per la gravità delle situazioni che potrebbero venire a crearsi in presenza di microorganismi patologici. Conoscere e comprendere quale tipologia di batterio è presente e quale sia il suo grado di virulenza patogena, mette in condizione di vantaggio chi opera in quel determinato luogo e gli permette di mettere in atto tutte le procedure che consentono la prevenzione e la protezione della propria salute.

Prevenzione del rischio biologico

Le aziende che sono sottoposte a rischio biologico si distinguono in due categorie:

  • Le aziende che adoperano per lo svolgimento del proprio lavoro, organismi biologici, come per esempio possono essere i laboratori di ricerca biotecnologica, i laboratori di analisi biochimiche, le aziende che operano in campo farmaceutico, quelle che si occupano del settore agro-alimentare o le imprese che trattano i rifiuti;
  • Le aziende che operano direttamente con agenti biologici ma che in possono avere un contatto con microorganismi patogeni per vie secondarie. Tra queste vi sono le Aziende ospedaliere, aziende che operano nel settore della zootecnica, aziende alimentari e tutte quelle imprese o situazioni lavorative in cui è presente un forte contatto interpersonale con numerosi individui.
    La via principale di trasmissione di un agente patogeno è infatti l’individuo portatore che trasmette ad un altro individuo sano i batteri virulenti che daranno il via alla malattia vera e propria. La carica batterica può essere trasferita ancora prima che la malattia si sia manifestata, in quanto vi è un periodo di incubazione in cui non si ha la percezione dell’infezione ma si può trasmettere l’agente patogeno ad altre persone. I luoghi in cui vi è una notevole presenza di agenti patogeni sono i luoghi pubblici come centri commerciali, aeroporti, locali pubblici ed ogni luogo in cui vi sia una grande frequentazione di persone. In ognuno di questi luoghi è indispensabile introdurre una procedura di prevenzione per proteggere le persone che frequentano o lavorano in loco.

Formazione del personale

Per quanto riguarda la prevenzione è necessario che si programmi una formazione specifica per il personale che potrebbe venire a contatto con gli agenti patogeni. È fondamentale che siano sempre a conoscenza dei potenziali pericoli di infezione sia diretta che indiretta. Una profilassi ottimale tiene conto della possibilità di somministrare vaccini nei casi in cui sia necessario e dell’utilizzo di appositi dispositivi in grado creare una protezione collettiva o individuale a seconda degli specifici casi.

Per le aziende che presentano un rischio biologico c’è l’obbligo di programmare una sorveglianza sanitaria con un monitoraggio biologico periodico. Tali controlli devono essere stabiliti dal Medico di competenza e dal datore di lavoro che si baserà sull’ambiente di lavoro, sui rischi che si possono verificare in quello specifico ambiente e sui vari fattori che possono contribuire all’esposizione del rischio di ogni lavoratore al quale devono essere comunicati tali rischi e i metodi di prevenzione. Per effettuare un tale processo di collaborazione tra i vari ruoli presenti in un’azienda è necessario che vengano effettuati appositi corsi di formazione sul rischio biologico.

L’8 febbraio 2018 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il D.Lgs. 231/2017, entrato in vigore il 9 maggio 2018, inerente ale procedure di etichettatura degli alimente nonché all’obbligo da parte degli esercenti del settore alimentare di indicare eventuali allergeni presenti. La legge prevede una serie di disposizioni in materia di etichettatura degli alimenti relative al Reg. UE n. 1169/2011.

Quali sono gli allergeni da indicare sulla tabella

Ci sono alcune disposizioni ritenute di maggiore interesse per le aziende tra cui l’obbligo di indicare gli allergeni dei prodotti somministrati su apposito registro e tabella allergeni da esporre al pubblico e facilmente reperibile durante le operazioni di controllo da parte delle autorità.

Le sostanze allergeni che devono essere indicate obbligatoriamente sono 14 (su 120 ritenute responsabili di allergie). Ecco quali sono:

  • Cereali con glutine (grano, orzo, segale, kamut, farro, avena e prodotti derivati);
  • Crostacei (e prodotti a base di crostacei)
  • Uova (e prodotti a base di uova)
  • Pesce (e prodotti a base di pesce)
  • Arachidi (e prodotti a base di arachidi)
  • Soia (e prodotti a base di soia)
  • Latte e derivati;
  • Frutta a guscio;
  • Sedano (e prodotti che lo contengono);
  • Senape (e prodotti che la contengono);
  • Anidride solforosa (e solfiti);
  • Lupini;
  • Molluschi (e prodotti con molluschi).

Il cartello recante l’indicazione degli allergeni deve riferirsi ad ogni singolo prodotto di gastronomia, pasticceria, panetteria e gelateria, per esempio:

Tagliatelle al ragù alla bolognese (glutine); Tiramusù (uova, glutine)

Inoltre nel cartello deve essere apposta la dicitura “decongelato” su tutti i prodotti, tenendo conto delle deroghe previste dalla normativa. Un aspetto che approfondiremo successivamente.

Categorie di alimenti non pre-imballati

Cerchiamo di fare chiarezza e di capire nel dettaglio cosa stabilisce il decreto 231/2017 entrato in vigore lo scorso 9 maggio. All’art. 19 indica quali sono le categorie di alimenti non pre-imballati per cui vige l’obbligo della tabella:

  • prodotti venduti sfusi;
  • prodotti imballati al banco;
  • prodotti preincartati;
  • prodotti somministrati con banco di vendita (es. mense, bar, ristoranti);
  • preparati alimentari destinati al consumo immediato.

Le disposizioni previste dalla normativa, riguardano l’obbligo di informazione al consumatore sugli allergeni e in particolare per i prodotti somministrati nei pubblici esercizi (bar, ristoranti) le informazioni devono essere riconducibili ad ogni singolo alimento, sul menù, sulla tabella e con i sistemi digitali. Solo in quest’ultimo caso è necessario che le informazioni siano riportate anche su documenti cartacei per essere facilmente reperibili in caso di controlli da parte delle autorità. I pubblici esercizi hanno anche l’obbligo di ricevere dai fornitori, le informazioni precise e dettagliate sugli allergeni.

L’indicazione “decongelato”

Il D.Lgs. 231/2017 disciplina anche i prodotti decongelati, le deroghe sono quelle individuate nell‘allegato VI del Regolamento UE n. 1169/2011. L’obbligo sussiste quando la mancata indicazione induce gli acquirenti in errore e non sono chiari gli ingredienti presenti. L’indicazione non si riporta quando la fase di congelamento è necessaria al processo di produzione e quando lo scongelamento non produce effetti negativi sulla qualità e sulla sicurezza degli alimenti.

Quali sono gli altri obbligi del D.Lgs. 231/2017

L’art. 19, commi 4-5 e 6, conferma le vecchie disposizioni in essere. Le bevande che sono vendute con spillatura devono riportare il cartello con indicazione del titolo alcolometrico volumico effettivo, l’acqua trattata deve riportare la denominazione “acqua potabile trattata” oppure ” acqua potabile tratta e gassata” se è stata aggiunta anidride carbonica.

Quali sono le sanzioni

allergeni tabella sanzioni

Per le imprese, i ristoratori e gli esercenti che non rispettano l’obbligo previsto dal D.Lgs. 231/2017 (art. 23) sono previste delle sanzioni pecuniarie:

  • Omessa indicazione degli allergeni: multe da 3.000 a 24.000 euro;
  • Indicazione degli allergeni con modalità difforme da quella prevista dalla legge: multe da 1.000 a 8.000 euro (la sanzione è ridotta fino ad 1/3 per le microimprese art. 27);
  • Omissione indicazioni obbligatorie e fasi precedenti alla vendita: sanzione da 500 a 4.000 euro.

È ammessa la sanzione ridotta (riduzione del 30% sull’importo) se il pagamento avviene entro 5 giorni dalla notifica, inoltre il comma 2 dell’art. 27 del D.Lgs. 231/2017 prevede anche la diffida. Gli organi di controllo possono diffidare l’interessato ad adempiere alle prescrizioni previste entro un termine di 20 giorni se è la prima volta che viene accertata la violazione. Le autorità competenti fanno capo al “Dipartimento dell’Ispettorato centrale per la tutela della qualità e repressioni frodi dei prodotti agroalimentari” del Ministero dell’Agricoltura.

Raccomandiamo di prestare la massima attenzione al rispetto delle disposizioni del D.Lgs. 231/2017. Al fine di adempiere ai requisiti normativi previsti dalla legge, Sicurezza Lavoro offre servizi di consulenza e assistenza per la compilazione della tabella degli allergeni da esporre. Contattaci subito per un preventivo.

Sicurezza sul lavoro e POS

Quali sono i contenuti minimi pos?

La sicurezza sul lavoro in Italia è regolata dal d.lgs. 81/2008 al quale devono fare riferimento tutte le imprese che operano sul territorio nazionale nei vari settori di competenza. Per quanto riguarda i cantieri mobili e quelli temporanei i datori di lavoro, siano essi in posizione di appaltatore o subappaltatore dell’opera, devono redigere il POS, “Piano Operativo di Sicurezza”, che successivamente deve essere tenuto a disposizione in cantiere per la sua consultazione. Se nel corso delle attività di cantiere si presentasse la necessità di effettuare lavori non previsti in partenza, il POS deve essere revisionato di conseguenza includendo le nuove lavorazioni. All’interno del documento, devono essere obbligatoriamente inserite alcune informazioni fondamentali, conosciute come “contenuti minimi POS”.

Il Piano Operativo di Sicurezza (POS)

In sostanza il POS rappresenta la valutazione dei rischi collegati ad ogni singola fase delle lavorazioni che si effettuano in cantiere, con lo scopo della loro gestione in sicurezza. Il POS viene redatto dalle imprese poiché sono proprio queste ad avere la piena conoscenza sia delle varie fasi di lavoro che delle loro procedure interne. Nei casi in cui ci sono più imprese che operano nello stesso cantiere potrebbero crearsi dei rischi dovuti a “interferenza” tra le varie lavorazioni ed in questo caso viene redatto il PSC “Piano di sicurezza e coordinamento”

Il POS deve quindi contenere le informazioni dettagliate relative sia all’esecuzione delle varie fasi che l’indicazione dei rischi dovuti alle stesse, alle attrezzature, macchinari e prodotti chimici usati e le procedure interne.

I requisiti minimi del POS

Per quanto riguarda i requisiti minimi che devono essere contenuti nel POS si può fare riferimento all’allegato XV del d.lgs. 81/2008. In primo luogo il documento deve contenere i dati che identificano la ditta esecutrice ed in particolare il nome del datore di lavoro, l’indirizzo della sede legale dell’azienda e del cantiere per il quale il documento stesso è redatto, nonché i riferimenti telefonici di entrambi. Nel POS devono essere specificate le attività che vengono svolte in cantiere, comprese quelle che sono state affidate in subappalto.

Nominativi da inserire nel POS

Altri nominativi che devono essere inseriti sono quelli dell’addetto al primo soccorso, dell’addetto per antincendio ed evacuazione e del RLS, “Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza”, sia che sia stato eletto tra i lavoratori dell’azienda oppure si tratti del delegato territoriale in caso di aziende con un ridotto numero di lavoratori e del RSPP aziendale “Responsabile del servizio di prevenzione e protezione”. Nel caso in cui sia richiesto deve essere indicato anche il nome del medico competente. A completamento della lista dei nominativi da indicare ci sono quelli del direttore tecnico e del capocantiere.

Il POS ed i lavoratori

Tra i requisiti minimi del POS è compresa anche la lista delle persone che operano in cantiere, ognuna con la propria qualifica e le mansioni, compresi eventuali lavoratori autonomi che lavorano nello stesso cantiere per conto della ditta. Si devono altresì indicare la mansioni riguardo alla sicurezza.

IL POS e le attività svolte in cantiere

Tra i requisiti minimi da indicare nel POS da parte della ditta anche la descrizione di tutte le attività che devono essere svolte in cantiere, comprese le modalità organizzative e, se presenti, gli orari dei turni di lavoro, oltre che l’elenco dei ponteggi eventualmente necessari, e di altre “opere provvisionali” importanti, dei ponti su ruote e degli impianti e macchinari usati in cantiere nel corso delle varie fasi di lavorazione. Nel POS devono essere indicate anche le sostanze pericolose che si usano nel cantiere, complete delle proprie schede di sicurezza, ed inserito un documento con la valutazione del rumore.

Il POS e le misure preventive e protettive da attuare

Nella lista dei requisiti minimi sono compresa l’individuazione delle “misure preventive e protettive” che integrano quelle previste dal PSC, che l’azienda ritiene necessarie per i rischi causati dalle proprie lavorazioni e eventuali procedure complementari. Oltre a questo deve essere inserito anche l’elenco dei DPI, “dispositivi di protezione individuale” che l’azienda fornisce ai lavoratori che operano in cantiere e tutta la documentazione relativa alla formazione ed all’informazione che sono state fornite ai lavoratori.

Mancata elaborazione del POS

Il POS è un documento che deve fornire indicazioni chiare per eliminare o ridurre i rischi al minimo e pertanto la sua mancata elaborazione rappresenta una violazione grave della legge e questo potrebbe causare la sospensione dell’attività di cantiere. Nello stesso tempo la redazione del POS non deve soddisfare solo quanto richiesto dalla legge, ma deve fornire indicazioni chiare in quanto documento basilare nelle attività di cantiere e pertanto la valutazione dei rischi in esso contenuta deve essere sia specifica che di facile comprensione, e le misure di prevenzione e protezione indicate devono essere di concreta fattibilità. Inoltre deve essere coerente con il documento redatto dall’impresa che affida i lavori, e con eventuali indicazioni contenute nel PSC, oltre che essere conforme alle misure di sicurezza generali.

Nuova normativa per la Sicurezza lavoro

La Sicurezza sul Lavoro ha un nuova normativa di riferimento: è stata infatti pubblicata la norma ISO 45001:2018. Entrato in vigore a Marzo 2018 e pubblicata in italiano dall’UNI (Ente Nazionale Italiano di Unificazione), il nuovo standard internazionale è frutto di un lungo processo di analisi e di studio durato diversi anni. La norma va a disciplinare i Sistemi di Gestione della Salute e della Sicurezza sui Luoghi di Lavoro prendendo spunto dal modello britannico OHSAS 18001 che, fino ad oggi, ha rappresentato, accanto al d.lgs. 81/2008, la principale linea guida in tema di sicurezza sul lavoro.

In continuità con le ISO precedenti, anche la nuova normativa ricalca una struttura HLS, ovvero ad alto livello (dall’inglese High Level Structure) e si prefigge come obiettivo la realizzazione di ambienti di lavoro salubri e sicuri e il miglioramento continuo dei sistemi di gestione della sicurezza. Al contempo fornisce una guida pratica ed intuitiva con cui consentire alle imprese di rispettare i requisti previsti per legge con rapidità e semplicità. La norma UNI ISO 45001:2018 si rivolge a tutte le organizzazioni ed aziende, a prescindere da dimensioni, tipologia e settore di attività. Si propone come punto di riferimento per ogni figura professionale, dal manager all’operaio, dall’impiegato al funzionario, dal dipendente al collaboratore.

Tra le novità la centralità del personale

norma ISO 45001Tra gli aspetti trattatati dalla norma si evidenzia una particolare attenzione rivolta alle figure coinvolte nei sistemi di gestione della sicurezza sul lavoro. Oltre a riconoscere l’importanza del ruolo di leadership esercitato delle aree direzionali, la ISO 45001 sottolinea anche la centralità del personale. Evidenziando il rilievo che i lavoratori assumono nella corretta applicazione e nel rispetto delle norme che tutelano ambiente ed esseri umani sui posti di lavoro, la nuova normativa evidenzia l’importanza del loro coinvolgimento anche nei processi decisionali.

I lavoratori devono pertanto essere coinvolti mediante attività di formazione e di consultazione e devono essere resi protagonisti dell’attuazione delle regole, della valutazione delle aspettative, dell’analisi in merito all’attribuzione delle responsabilità e, in generale, devono essere parte attiva in tutte le azioni connesse con il miglioramento continuo del sistema di gestione della sicurezza sul lavoro. In questa nuova ottica, insieme alla Direzione e ai lavoratori, anche clienti e fornitori rappresentano degli attori chiave in relazione all’applicazione delle norme di sicurezza.

Ad essi viene riconosciuto un particolare ruolo soprattutto per ciò che concerne il controllo dei rischi e la loro valutazione.

Proprio a proposito del concetto di rischio, la ISO 45001 introduce un significativo cambiamento rispetto allo standard OHSAS 18001. Mentre per quest’ultimo il “rischio” rimanda alla possibilità per l’azienda discostarsi dai risultati prefissati, per la nuova norma tale concetto assume 2 diversi e importanti significati: da una lato fa riferimento all’organizzazione nel suo complesso e, quindi, all’individuazione di tutte le azioni necessarie per tutelarne la produttività e il business; dall’altro contempla la possibilità che un lavoratore possa infortunarsi e, di conseguenza, la norma punta i riflettori su tutte le strategie, le risorse, gli strumenti e le procedure necessari alla protezione dell’individuo e del gruppo di lavoro.

I documenti da tenere in cantiere

documenti da tenere in cantiereEsiste una precisa e obbligatoria documentazione che si deve tenere in cantiere per garantire una gestione della sicurezza a norma di legge. Occorre tenere a mente che spesso questo adempimento fondamentale può risultare oneroso perché la mole di documenti da produrre e conservare in cantiere è notevole e interessa diversi ambiti. Oltre agli elementi di carattere generale (come i piani di lavoro, i piani di sicurezza, la notifica preliminare e i tesserini di riconoscimento) devono essere presenti anche moduli specifici in merito alle attrezzature e i macchinari utilizzati nel cantiere stesso.

In questo modo sono i documenti possono essere immediatamente esibiti dietro richiesta delle autorità preposte alla vigilanza nei cantieri e al controllo del rispetto delle norme di sicurezza.

Il direttore dei lavori ha l’obbligo di accertarsi che la documentazione di cantiere sia presente sul luogo di lavoro e sia sempre completa ed è responsabile di questo adempimento di fronte alla legge.

Quali sono i documenti di carattere generale

I documenti di carattere generale sono:

  • copia del contratto di appalto e degli eventuali subappalti;
  • atto che certifica la proprietà da parte del committente del terreno o dell’immobile interessato dall’opera in cantiere;
  • copia autenticata del permesso del costruire emesso dall’Ufficio Tecnico del Comune competente per territorio;
  • copia conforme e autenticato del progetto da realizzare;
  • estremi delle denunce dei lavoratori a casse edili, INAIL e INPS;
  • copia delle ricevute attestanti il pagamento degli oneri per le opere di urbanizzazione;
  • dichiarazione sul contratto collettivo per i lavorali del settore;
  • copia di piani di sicurezza che devono essere stati formati dal datore di lavoro e dal coordinatore per l’esecuzione;
  • copia del certificato attestante l’iscrizione dei lavoratori autonomi impiegati in cantiere e dell’esecutore dei lavori alla C.C.I.A.A.;
  • copia del piano di sicurezza e coordinamento firmato dal committente e dal coordinatore per la progettazione;
  • fascicolo tecnico per la prevenzione rischi sul lavoro, che deve essere stato formato dal responsabile dei lavori e dal coordinatore per la progettazione;
  • parere sui vincoli ambientali da parte della Regione o del Ministero preposto;
  • denuncia alla Soprintendenza in materia di beni archeologici e storici;
  • parere favorevole da parte dell’ASL locale sul livello di igiene dell’opera da realizzare, comprese specifiche per lo smaltimento delle acque reflue e l’approvvigionamento idrico;
  • parere favorevole da parte dell’Azienda comunale responsabile della rete idrica;
  • copia degli elaborati, attestato della presentazione del progetto e relazione sui materiali;
  • certificazione di conformità degli impianti;
  • documenti che attestano la designazione della ditta edile incaricata dell’opera e del ricevimento dell’incarico, la trasmissione del piano di sicurezza alle imprese esecutrici, ai rappresentanti dei lavoratori e al coordinatore responsabile della sua attuazione;
  • progetto autorizzato per l’allaccio alla rete fognaria pubblica;
  • autorizzazione al cantiere da parte dei Vigili del fuoco;
  • attestato della mancanza di oneri sul terreno in questione da parte dell’assessorato regionale agli usi civici.

Quali sono i documenti obbligatori per le attrezzature di cantiere

Per quanto riguarda la documentazione relativa alle attrezzature e ai lavoratori devono essere tenuti in cantiere:

  • il certificato di conformità dell’impianto elettrico utilizzato nel cantiere stesso, al quale bisogna allegare l’elenco dei materiali impiegati e lo schema di funzionamento;
  • il verbale di verifica periodica del sistema di protezione contro le scariche elettriche atmosferiche e dell’impianto di messa a terra;
  • l’eventuale piano di lavoro per rimozione amianto o demolizioni edili;
  • il libretto del ponteggio con tutti gli allegati previsti (schemi con indicazione del massimo sovraccarico, istruzioni per il carico e calcolo del ponteggio) e copia conforme del progetto;
  • i certificati medici di idoneità al lavoro per ogni membro del personale edile;
  • la copia della dichiarazione di conformità inviata all’ARPA, ASL o ISPEL riguardante l’impianto di protezione contro le scariche atmosferiche;
  • i libretti di manutenzione e dichiarazione di conformità CE per tutte le apparecchiature e ogni macchinario utilizzato in cantiere;
  • il libretto per le verifiche trimestrali riguardanti le catene e le funi impiegate per il sollevamento;
  • la certificazione attestante che le apparecchiature e i macchinari impiegati non superano i limiti di legge previsti per le emissioni acustiche;
  • nel caso siano previste demolizioni di notevole entità il programma di lavori in merito;
  • nel caso siano messi in opera mensole o casseforme a tunnel lo speciale piano antinfortunistico per la loro installazione. Lo stesso vale se sono previsti elementi prefabbricati da montare in cantiere;
  • il registro delle vaccinazioni antitetaniche e il registro delle visite mediche obbligatorie riguardanti ogni singolo operaio che lavora nel cantiere a cui vanno allegate le schede mediche periodiche;
  • il registro di cantiere attestante i nomi del personale impiegato giornalmente, certificato dalla Direzione Provinciale del Lavoro.

Piano operativo di sicurezza cantiere edile

pos piano operativo sicurezzaQuando si parla di POS (Piano operativo di sicurezza) si fa esplicito riferimento ad un documento obbligatorio che tutte le aziende devono produrre prima di iniziare i lavori in un cantiere di natura temporanea o mobile. A fornire tutte le direttive necessarie in tal senso è il dlgs n.81 del 2008. Ad occuparsi della redazione di questo documento deve essere ovviamente l’impresa che ha il compito di inserire tutte le informazioni in merito alla valutazione degli effettivi rischi con cui i lavoratori sono costretti a fare i conti, alle misure volte sia alla protezione che alla prevenzione e, infine, all’organizzazione della sicurezza. Ma vediamo di scendere più nel dettaglio e di scoprire tutti i dettagli del piano operativo di sicurezza per un cantiere edile.

POS Piano operativo di sicurezza: cosa c’è da sapere

In riferimento al POS, il primo e più importante aspetto di cui tenere conto riguarda i contenuti minimi che non possono assolutamente mancare. Tra questi ci sono, ad esempio, i dati identificativi dell’azienda. Entrando più nello specifico, nel POS per aprire il cantiere devono esserci i dati anagrafici del datore di lavoro, le attività che verranno svolte nel cantiere, i nomi di coloro che risultano essere addetti al pronto soccorso, all’evacuazione, ai sistemi anti-incendio, alle emergenze. Nel piano operativo di sicurezza, poi, bisogna anche indicare il rappresentate delegato, appunto, alla sicurezza, se presente.

Contenuti minimi POS

Tra i dati obbligatori ci sono, poi, il nome del medico di riferimento, quello del responsabile dei servizi di protezione e prevenzione, il nome del capocantiere e del direttore tecnico e il numero dei lavoratori.

In merito ai lavoratori, è utile tenere conto del fatto che nel POS per aprire un cantiere bisogna specificare per i vari lavoratori le mansioni specifiche svolte dai singoli, descrivere le varie attività, specificare il numero dei ponteggi presenti, indicare l’eventuale utilizzo di sostanze potenzialmente pericolose, specificare i dati relativi al rapporto della valutazione de rumore del cantiere, chiarire in maniera inequivocabile la tipologia di misure volte alla protezione dei lavoratori oltre che le rispettive procedure complementari necessarie per una corretta stesura del piano operativo di sicurezza.

Piano operativo di sicurezza ditta individuale

Tra le informazioni che devono essere presenti in ogni modello del piano operativo di sicurezza per una ditta individuale e per ogni genere di azienda ci sono gli estremi relativi ai dispositivi individuati per la protezione dei singoli e alla documentazione a loro fornita per metterli al corrente in merito ai possibili rischi in cantiere.

La tipologia di POS indicata deve essere redatta in maniera libera dall’azienda. Questa, però, non è la sola formula prevista. Esiste, infatti, anche un modello cosiddetti semplificato, illustrato nel paragrafo successivo.

Piano operativo di sicurezza modello semplificato

Dal 2014, le aziende hanno la possibilità di optare per il modello cosiddetto semplificato per redigere il POS. Questo modello, come è facile intuire, non è altro che una versione standard pensata per andare incontro alle aziende e semplificare il loro lavoro al momento della produzione dei dati necessari in merito, appunto, alla sicurezza.

Riguardo al modello semplificato, è utile tenere conto del fatto che le aziende hanno la possibilità sia di optare per la versione classica che per quella semplificata. La scelta, dunque, è del tutto arbitraria e non è legata né all’attività che viene svolta né, tanto meno, dal tipo di cantiere. Senza dubbio, il POS semplificato rappresenta una vera e propria svolta e, oltre ad essere molto chiaro, è semplicissimo da redigere e consente di stare il più possibile alla larga da errori di vario genere senza sacrificare alcun genere di contenuto.

L’introduzione del modello semplificato rappresenta una vera e propria svolta grazie alla quale si le aziende hanno la possibilità di non dover fare i conti con la redazione del documento in maniera del tutto autonoma. Esso, infatti, prevede solo l’inserimento di alcune specifiche informazioni in maniera del tutto schematica. L’idea, pertanto, è stata quella di alleggerire notevolmente l’operato delle aziende che, al momento dell’apertura e dell’avvio delle attività in un cantiere, hanno l’obbligo di fornire tutte le informazioni necessarie in fatto di sicurezza. Indubbiamente, al di là dell’obbligatorietà dei dati da fornire, il POS rappresenta un valore aggiunto notevole nell’esclusivo interesse di tutti i lavoratori. Grazie ad esso, infatti, tutti i lavoratori operano in totale sicurezza, rispettando gli standard previsti dalla normativa.

Dispositivi di protezione individuale: cosa sono e cosa prevede la normativa

dispositivo di protezione individuale saldatore
Saldatore

I Dispositivi di protezione individuale (indicati anche con l’abbreviazione dpi) sono tutti quei dispositivi o attrezzature indossate dal lavoratore al fine di proteggerlo da eventuali rischio o infortuni durante lo svolgimento della propria attività lavorativa, come definitivo nell’art. 74, comma 1 del D. Lgs. 81/2008.

Non sono considerati dispositivi di protezione individuali: gli indumenti ordinari indossati durante lo svolgimento delle mansioni lavorative, a meno che non si tratti di indumenti o abbigliamento specifico indossato dal lavoratore per proteggere la propria salute e tutelare la sicurezza; gli strumenti di soccorso e salvataggio; i materiali sportivi qualora; le attrezzature portatili usate per la segnalazione di rischio o pericoli; le attrezzature di protezione individuale proprie dei mezzi di trasporto.

Prima di valutare e procedere con l’adozione dei d p i, è necessario provvedere all’attuazione delle misure di prevenzione dei rischi, adottando dispositivi di protezione collettiva e organizzando il processo produttivo al fine di eliminare o ridurre i rischi a questi legati.

Come scegliere i dispositivi di protezione individuale

La scelta dei dpi (dispositivi di protezione individuale) è generalmente effettuata dal datore di lavoro o da figure dirigenziali all’interno dell’azienda. Il datore di lavoro, dunque, dopo la valutazione dei rischi sceglierà i dispositivi individuali di protezione in base a:

  1. l’esposizione del lavoratore al rischio individuato;
  2. le caratteristiche e le prestazioni del dpi, valutando anche la presenza di eventuali disagi legati all’uso del dispositivo, quali ad esempio la limitazione dei movimenti o della visuale. I dispositivi di protezione devono infatti tener conto delle necessità ergonomiche del lavoratore, al fine di non creare impedimento all’attività della persona;
  3. presenza della marcatura CE e conformità alle norme UNI-EN.

Inoltre, dopo la scelta dei dispositivi, il datore di lavoro è obbligato a provvedere alla formazione dei lavoratori nell’utilizzo di questi e mantenerne l’efficienza, provvedendo altresì alla manutenzione, riparazione e sostituzione, qualora ne sia necessaria. Compito del datore è anche quello di informare il lavoratore sui rischi dai quali il dispositivo lo protegge.

Classificazione dei dispositivi di protezione individuale

I dpi per la sicurezza del lavoratore sono classificati in base all’entità del rischio dal quale svolgono la funzione di proteggere, così come indicato dal D. Lgs. 475/92. Vediamo dunque in quante categorie si dividono i dispositivi di protezione individuale.

Dpi prima categoria

Fanno parte della prima categoria di dispositivi di protezione contro danni fisici di lieve entità. Fanno parte di questa categoria attrezzature e strumenti di protezione semplici, come guanti, dispositivi di protezione per la testa, occhiali protettivi e visiere. Tutti i dispositivi di prima categoria devono possedere il marchio CE e accompagnati da dichiarazione di conformità del produttore, nonché dalla scheda tecnica di costruzione.

Dpi seconda categoria

Fanno parte di questa categoria di dispositivi di protezione individuale tutti quelli non appartamenti alle altre due categorie.

Dpi terza categoria

La terza categoria di dispositivi di protezione individuale per la sicurezza riguarda tutti quei dispositivi che hanno la funzione di salvavita, poiché proteggono il lavoratore dal rischio di morte o di lesioni gravi. Tra questi troviamo indumenti ignifughi, corde e imbracature di sicurezza. Tutti i prodotti appartenenti a questa categoria devono essere accompagnati dal certificato di qualità del produttore.

La Legge 81/2008 è la normativa di riferimento per quel che riguarda la sicurezza sul lavoro, una tematica assolutamente attuale e di fondamentale importanza la quale riguarda in modo diretto sia i lavoratori dipendenti che i datori di lavoro, quindi i soggetti che devono preoccuparsi sotto la propria diretta responsabilità di fornire ai dipendenti delle condizioni di lavoro sicure.
Dal canto loro anche i dipendenti, ovviamente, devono rispettare gli obblighi di sicurezza previsti.

Che cos’è la legge 81/2008

legge 81 08 testo sicurezza sul lavoroLa Legge 81/2008 è definita anche testo unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, ed è una normativa emessa Repubblica Italiana al fine di rendere unitario il quadro relativo alla sicurezza sul lavoro, il quale in precedenza risultava piuttosto frammentario.
Questa legge è stata dunque realizzata per rendere più chiara e più semplice, nel suo insieme, nella sua consultazione la normativa che disciplina la sicurezza sul lavoro.

La Legge 81/2008 si compone esattamente di 306 articoli e 51 allegati, i quali sono suddivisi in diversi titoli, ovvero Principi comuni, Luoghi di lavoro, Uso delle attrezzature di lavoro e dei dispositivi di protezione individuale, Cantieri temporanei o mobili, Segnaletica di salute e sicurezza sul lavoro, Movimentazione manuale dei carichi, Attrezzature munite di videoterminali, Agenti fisici, Sostanze pericolose, Esposizione ad agenti biologici, Protezione da atmosfere esplosive, Disposizioni diverse in materia penale e di procedura penale, Disposizioni finali.

È evidente dunque che questa legge abbraccia tutti i potenziali rischi che possono venire a manifestarsi a livello lavorativo, e nella medesima sono designati in modo chiaro anche i soggetti responsabili, nonché le sanzioni previste laddove non venga rispettato quanto disposto.

L’importanza del rispetto scrupoloso della normativa sulla sicurezza sul lavoro

Per quanto la Legge 81/2008 sia stata strutturata nel modo più chiaro possibile, la persona che non ha una competenza specifica può avere delle difficoltà di interpretazione.
D’altronde, come visto, questa legge deve essere considerata un punto di riferimento da parte di tutti i datori di lavoro, oltre che dai lavori dipendenti, di conseguenza deve tenuta in considerazione in modo minuzioso nel momento in cui si avvia un’azienda e si organizzano le varie attività produttive.
La sicurezza sul lavoro abbraccia svariati ambiti, spaziando dalla sicurezza dei luoghi di lavoro fino alla formazione del personale, di conseguenza l’imprenditore non deve lasciare nulla al caso e deve organizzare la sua attività in modo assai scrupoloso.

Il dramma degli incidenti sul lavoro

Come detto le sanzioni per i datori di lavoro che non rispettano le disposizioni di legge sono molto pesanti, e oltre all’ambito amministrativo possono assolutamente abbracciare il diritto penale, al di là di questo ovviamente rispettare in modo impeccabile le leggi vigenti è profondamente opportuno affinché si escluda qualsiasi tipo di rischio.
Quello degli incidenti sul lavoro è purtroppo un vero e proprio flagello per l’intera nazione: l’inasprimento delle sanzioni nei confronti degli imprenditori inadempienti e l’introduzione di normative particolarmente precise e dettagliate hanno avuto degli effetti molto positivi, come testimoniato dalla netta diminuzione degli incidenti professionali registratasi negli ultimi anni, tuttavia continua ad accadere che dei lavoratori si infortunino durante la loro attività, senza trascurare i casi estremi, ovvero le morti sul lavoro.

Le consulenze professionali di Sicurezza Lavoro 24

L’imprenditore che desidera organizzare la sua azienda nel totale rispetto delle vigenti normative può dunque trarre grande giovamento dalla consulenza di una società esterna specializzata.
Sicurezza Lavoro 24 è un’azienda con sede a Roma, la quale vanta una profonda esperienza in questo settore e offre delle consulenze specifiche dedicate alle aziende operanti nei settori più disparati.
Affidandosi a Sicurezza Lavoro 24 l’imprenditore può avere la certezza assoluta di rispettare tutte le normative sul lavoro, e la consulenza di questa società può rivelarsi molto preziosa anche per ottimizzare i processi aziendali dal punto di vista dell’efficienza e della produttività.
Ad oggi, la nostra azienda ha avuto modo di offrire le sue consulenze di sicurezza sul lavoro e assistenza sanitaria ad aziende di molteplici diverse tipologie, anche a livello di dimensioni.

Visualizza il Testo Unico sulla Sicurezza – Decreto Legislativo 81/08

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Testo Unico Sicurezza sul lavoro